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KAL Philémon – 1 week later (enfin… presque!)

Questo post sarà bilingue, poiché il gruppo del KAL a cui partecipo è essenzialmente francofono e mi pare più carino che capiscano anche loro di cosa sto parlando 🙂

Ce billet va être bilingue, car le groupe du KAL auquel je participe est essentiellement francophone et cela me parait plus sympa qu’elles comprennent aussi 🙂

Tutto è cominciato a Ferragosto, quando – complice il maltempo – mi sono imbattuta in questa foto di Aurélie del blog L’Atelier Senae. Devo dire che era già da qualche giorno che avevo adocchiato il post di Rachel (la brava e simpatica blogger e sferruzzatrice seriale svizzera che ha lanciato il KAL Philémon) e che rimiravo le foto del KAL su instagram. Insomma, commenta che ti ricommenta, mi sono ritrovata ad ordinare il pattern e la lana.

Tout a commencé le 15 août, quand – avec la complicité de la météo pourrave – je suis tombée sur cette photo d’Aurélie, l’auteur du blog L’Atelier Senae. A vrai dire, cela faisait déjà quelques jours que j’avais repéré le billet de Rachel (la talentueuse et fort sympathique blogueuse suisse et tricoteuse en série qui a lancé le KAL Philémon) et que je lorgnais les photos du KAL sur instagram. Bref, vas-y que je commente et voilà, je me retrouve à commander le patron et la laine.

Per il modello vi rimando al blog della bravissima Poule à petit pas, che nella gomitolosfera francese non ha certo bisogno di presentazioni. Per la lana, invece, ho scelto di affidarmi a Luce Laine Tricot, una merceria fornitissima di Bordeaux dotata di uno store online nonchè distributore ufficiale della marca Drops per la Francia. Comunque tutti i dettagli si trovano nel mio primo post a proposito del KAL.

Le modèle d’origine est bien évidemment celui de la Poule à petit pas, qui pour les tricoblogueuses françaises n’a vraiment pas besoin de présentations. Pour l’achat de laine, par contre, j’ai décidé de m’adresser à Luce Laine Tricot, mercerie basée à Bordeaux, dotée d’un très riche assortiment et d’une boutique en ligne, et accessoirement distributeur agréé de la marque Drops en France. Bref, tous ces détails se trouvent dans mon premier billet au sujet du KAL (que je vais également traduire en français 🙂 ). 

Ovviamente appena mi è arrivata la lana ho mollato tutti i lavori che avevo avviati e mi sono precipitata a montare le maglie. Il modello può essere realizzato in Brushed Alpaca Silk oppure in Andes. Io ho scelto la prima opzione, in quanto esteticamente mi piaceva di più e ho ritenuto inoltre che la sensazione dell’alpaca mista a seta sulla pelle fosse preferibile.

Bien évidemment dès que j’ai reçu ma laine j’ai lâché tous mes encours et je me suis ruée sur mes aiguilles pour monter les mailles. Le modèle peut être réalisé en Brushed Alpaca Silk ou en Andes. J’ai choisi la première option, puisque déjà esthétiquement le rendu me plaisait plus et aussi j’ai pensé que la sensation de l’alpaga mélangée à la soie sera plus agréable sur la peau.

Errore! La Brushed Alpaca Silk si lavora con filo doppio su questo modello e per avere una resa così vaporosa i ferri richiesti sono da 6 mm per il punto bordino e da 9 mm per il resto del golf. Vedremo se il gioco vale la candela, ma di per sè lavorare un filato così sottile con dei ferri così grossi è già una tortura, per non parlare poi del fatto che i primi ferri di transizione dopo le coste sono stati durissimi, proprio per la differenza di diametro tra i ferri utilizzati.

Erreur! La Brushed Alpaca Silk se travaille en double sur ce modèle et pour avoir un rendu aussi vaporeux on utilise des aiguilles de 6 mm pour le point de côtes et de 9 mm pour le reste du gilet. On verra bien si le jeu en vaut la chandelle, mais déjà travailler un fil aussi fin avec des aiguilles aussi épaisses est une véritable torture, sans compter le fait que les premiers rangs de transition après les côtes ont été hyper durs, justement à cause de l’écart de diamètre entre les aiguilles utilisés.

Al di là di questo però si tratta di un filato davvero gradevole e, se si riesce a fare astrazione dalle matasse di pelucchi e pallini che si perdono strada facendo, sono sicura che il lavoro alla fine sarà davvero bello e ho già in mente un paio di progetti che mi piacerebbe realizzare con questa lana. Inoltre dopo aver visto le foto delle ragazze che hanno scelto di sferruzzare Philémon in Andes, avrei voglia di provare anche quella variante, per un tipo di capo di sicuro diverso.

Mais au delà de ça il faut dire qu’il s’agit d’un fil vraiment agréable et, si on arrive à faire abstraction des écheveaux de poils et bouloches qu’on perd en cours de route, je suis sure et certaine que le travail à la fin sera vraiment joli et j’ai déjà en tête quelques petits projets que j’aimerais bien travailler avec ce fil. Mis à par ça, après avoir vu les photos des filles qui ont décidé de réaliser Philémon en Andes, je suis bien tentée d’essayer cette variante, qui donne bien évidemment une pièce différente. 

Per quanto riguarda i ferri, ho finalmente potuto utilizzare i miei KnitPro Symfonie sia per l’avvio a punto costa sia per il corpo del golf. Devo dire che se fino ad ora ero un po’ scettica sui ferri in bambù (avevo già testato quelli di Bergère de France e quelli di DMC), KnitPro mi ha fatto rivedere le mie posizioni critiche. Il lavoro scorre senza particolari intoppi e dei ferri da 40cm sono indispensabili data l’ampiezza del golf. Certo, l’ideale sarebbe lavorare il Philémon su ferri circolari, per poter permettere alle maglie di allargarsi ed avere una visione del lavoro migliore. Io però per il momento non ho ancora dimestichezza con i ferri circolari e quindi faccio di necessità virtù!

Pour ce qui concerne les aiguilles, j’ai enfin pu utiliser mes KnitPro Symfonie aussi bien pour le point de côtes que pour le reste du gilet. J’avoue, si jusqu’à présent j’étais un peu sceptique quant aux aiguilles en bambou (j’avais déjà testé celles de Bergère de France et de DMC), KnitPro m’a permis s de revoir mes positions critiques. L’ouvrage glisse bien sans accrocher et il est indispensable d’utiliser des aiguilles de 40 cm pour un projet aussi large. Bon, c’est clair que l’idéale serait de travailler le Philémon sur des aiguilles circulaires, pour permettre aux mailles de bien s’étaler et avoir un meilleur aperçu de l’ouvrage. Mais pour l’instant je ne me suis pas encore familiarisée avec les aiguilles circulaires, donc je fais de nécessité vertu!

Il fatto di lavorare inoltre con dei ferri così grandi, permette di veder crescere il lavoro in un batter d’occhio. Questo mi rassicura, in quanto mi sono imbucata nel KAL dopo 3 settimane dall’inizio e che alcune delle ragazze hanno già completato il golf, come ad esempio Aurélie e DMAT. Poi le ragazze che partecipano mi sembrano tutte bravissime, quindi non vi nascondo che sto sviluppando una certa ansia da prestazione per questo progetto :D.

En plus le fait de travailler avec des aiguilles aussi grandes, permet de voir monter le gilet en un clin d’œil! Cela me rassure, parce que je me suis incrustée dans la KAL après 3 semaines qu’il avait commencé et plusieurs participantes ont déjà terminé le gilet, comme Aurélie et DMAT. Et puis et puis… bin toutes les filles qui participent au KAL ont l’air trop au taquet, donc je ne vous cache pas que j’ai développé une sorte d’anxiété de performance 😀

Oltre ad essere il mio primo KAL si tratta anche della prima volta che mi cimento nella lavorazione di un golf in un solo pezzo e per me, che nutro un’idiosincrasia congenita per le cuciture, acquisire questa tecnica è una manna dal cielo. Avevo già in programma di rifare un Napa Cardigan per l’estate prossima con qualche piccola modifica e di sicuro la prossima volta lo monterò tutto in una volta per evitarmi il supplizio delle cuciture laterali, oltre a lavorare le maniche con il gioco di ferri a doppia punta.

Non seulement il s’agit pour moi de mon premier KAL, mais en plus c’est la première fois que je m’essaie avec un gilet en un seul morceau. Alors pour moi, qui ai une aversion pathologique pour les coutures, apprendre cette technique est une aubaine ! J’avais déjà décidé de refaire un Napa Cardigan pour l’été prochain avec quelques petites modifications et bien il est sûr que la prochaine fois je le monterai en un seul morceau pour m’éviter le supplice des coutures sur les côtés, et travaillerai les manches avec des fers double pointe.

Prossimo aggiornamento fotografico a breve, quando riuscirò a fare delle foto un po’ più decenti di queste:

Prochaine mise à jour photo à suivre, dès que j’aurai pu prendre des photos un peu plus dignes que celles-là:

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E tu, perché lavori a maglia?

Prendo spunto per questo post da un video assolutamente geniale che ho trovato qualche giorno fa bighellonando in rete:

Il video è questo  e si trova sul canale Very Pink Knits.

Very pink è anche un sito internet e un blog, creato dalla briosa texana Staci, knit designer ed insegnante di maglia.

Il suo sito e il suo canale youtube sono ricchi di tutorials e spunti interessanti per le principianti ma non solo, l’unico punto sfavorevole per le sferruzzatrici italiane è che occorre masticare l’inglese.

Ma veniamo a noi. Nel video viene posta a diverse persone la domanda seguente: “Perché lavori a maglia?

Le risposte date dai personaggi intervistati sono davvero disparate: dalla signora che inizia a sferruzzare all’indomani del suo divorzio per non ricominciare a fumare, al ragazzino bullizzato che trova nel lavoro a maglia il suo rifugio, alla ragazza che altrimenti diventerebbe pazza con il marito e i suoi due pargoli!

Ma di fatto, ognuno ha la sua ragione per amare il lavoro a maglia.

Come vi ho raccontato nel mio primo post, per me il lavoro a maglia risponde al bisogno di creare e di compensare una dimensione quotidiana troppo intellettuale ed astratta. Non mi stancherò mai di dirlo, ma per me è quasi una magia come a partire da un singolo filo si possa arrivare a creare capi con forme e finiture diverse a seconda della nostra abilità e della nostra fantasia. Ammettiamolo, altrimenti non rimarremmo alzate fino ad ore improponibili solo per arrivare alla prossima serie di diminuzioni oppure al cambio di colore, come avrebbe detto il saggio “per vedere di nascosto l’effetto che fa”!

Poi diciamocelo, entrare in un negozio di lane e affondare prima gli occhi e poi le mani in tutti quei gomitoli colorati è bellissimo! Lo stesso effetto me lo fanno solo le librerie, ma per motivi ovviamente diversi!

Inoltre la funzione terapeutica del lavoro a maglia è innegabile: lavorare a maglia vi obbliga a concentrarvi su qualcosa, se scegliete dei modelli complicati sarete obbligate a liberare la mente e dedicare tutta la vostra attenzione al motivo da realizzare per non fare errori. Personalmente trovo inoltre che la ripetizione meccanica di punti e ferri uno dopo l’altro abbiano quasi la stessa funzione di un mantra. Il mio amato (che d’ora in poi per comodità chiameremo Signor Kapusta) una volta mi si è appollaiato sulla spalla e dopo avermi osservato per qualche minuto di fila mi ha chiesto: “Ma il lavoro a maglia è molto monotono, a cosa pensi mentre sferruzzi?”: è appunto quello il fatto! Ripetere sempre lo stesso movimento sortisce su di me lo stesso effetto della meditazione zen, mi calma e mi rilassa, riporta la respirazione ad un ritmo normale e riesce ad allontanare lo stress (certo, quando non faccio cadere qualche maglia in posizione fatale, come sopra ad un aumento o diminuzione oppure se non mi rendo conto che è da 40 ferri che sto sbagliando a contare gli aumenti e devo quindi disfare tutto!! :D). Certe volte, poi, quando ho avuto qualche conflitto al lavoro o quando ho avuto qualche incomprensione con le amiche, mentre lavoro a maglia riesco a ripercorrere l’accaduto e a rimetterlo in ordine geometrico, proprio come la trama del lavoro che sto realizzando.

Studi scientifici inoltre dimostrano come lavorare a maglia costituisca un’ottima ginnastica per il cervello, addirittura una vera e propria terapia per alcuni decorsi post-operatori!

Un altro motivo per cui si lavorava a maglia nel passato era la necessità: si la necessità, avete capito bene. Oggi noi sferruzziamo per sfizio, per fantasia, per occupare le serate e i weekend e per noi l’acquisto di strumenti e materia prima è un frivolo passatempo. La mia nonna però lavorava a maglia perché, prima dell’avvento del prêt-à-porter, la possibilità di acquistare dei capi di abbigliamento era riservata alle persone abbienti; le classi sociali più basse invece si arrangiavano come potevano, fabbricavano vestiti spesso con filati e tessuti di recupero e rammendavano e adattavano i capi fino a quando questo era possibile (già, le toppe non le hanno inventate gli hipster! :-P). E ricordiamoci che fino al miracolo economico la classe media in Italia non esisteva, quindi questo modus operandi rappresentava quello della grande maggioranza della popolazione inurbata e non.
Oggi ovviamente questo tipo di esigenza non esiste più, poiché la società dell’ultraconsumo ha democratizzato moltissimo l’accesso a categorie  di prodotti che in passato non tutti potevano appunto permettersi. La simpatica conseguenza in ogni caso è che le nostre mamme, zie e nonne hanno potuto trasmetterci questo sapere e questa passione, ben prima che Youtube ci insegnasse a consultare i tutorials online!

Per quanto mi riguarda poi, da qualche mese a questa parte ho scoperto anche la funzione sociale del lavoro a maglia! Infatti prima non avevo idea del fatto che ci si potesse ritrovare in gruppo per sferruzzare tutte insieme, scambiarsi idee e tecniche, condividere modelli e consigli. È pure vero che i Knit Cafè (o Café Tricot in Francia) non hanno inventato nulla, perché da ben prima dei nostri tempi le donne hanno sempre usato riunirsi per condividere la loro abilità. E non sto parlando solo delle nonne che nelle corti di campagna si trovavano intorno al fuoco a sferruzzare o ricamare. Ma ad esempio di questo:

Portrait à la campagne di Gustave Caillebotte
Portrait à la campagne di Gustave Caillebotte

Però diciamocelo chiaramente: quando arrivate in una nuova azienda o vi presentano agli amici del nuovo fidanzato, non esordite dicendo: “Ehi, io sono una sferruzzatrice seriale, ti va mica di venire al parco a mettere insieme una ventina di ferri sabato prossimo?!”. Non è una questione di pudore, è semplicemente una rilevazione statistica. Io ci ho messo un paio di anni prima di dire timidamente al lavoro che stavo sferruzzando una sciarpa da regalare al Signor Kapusta per Natale e tra tutte le mie colleghe, una sola mi è saltata con le braccia al collo dicendo che se volevo poteva portarmi nel suo negozio di lane preferito vicino all’ufficio. Internet ha reso davvero le cose molto più facili ed accessibili.

E poi c’è un’ultima, suprema ed indiscutibile ragione per cui lavoriamo a maglia. Lavorare a maglia ci rende felici.
Che scoperta! Nessuno si autoinfliggerebbe tendiniti, ore di sonno perse e rimorsi per aver speso ancora in una matassa da accatastare insieme alle altre, se il sentimento che si prova quando si ultimano le finiture di un capo e lo si indossa non fosse di pura gioia! Eppure mentre riflettevo sulle ragioni da elencare in questo post, questa che è quella più ovvia e lampante, non è certo la prima ad essermi venuta in mente!

E tu, là fuori dallo schermo, perchè lavori a maglia?

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La settimana della knitter, volume 1

Per anni ho dedicato al lavoro a maglia il tempo che avevo, che per esempio quando ero studentessa era poco o niente (lavoravo e studiavo, accessoriamente avevo un ragazzo e tanti amici!), poi quando ho cambiato lavoro l’ultima volta di più.
Da quando ho iniziato a seguire assiduamente la gomitolosfera e ad ispirarmene, il mio ritmo di diritto e rovescio ha subito un’impennata colossale.

Primo, perché in questo momento della mia vita sono sicuramente più serena e posata di una volta, ho quindi deciso di rallentare in generale il vorticoso turbine di attività che mi vedevano impegnata praticamente ogni sera della settimana e ogni minuto del weekend. Secondo perché ho anche una maggiore disponibilità finanziaria e ho depennato dalla lista alcune voci di spesa che precedentemente la facevano da padrone, e quindi posso permettermi di dedicare maggiori risorse economiche a questa passione. E terzo perché effettivamente in rete si trovano così tanti spunti di riflessione che è impossibile e dico im-pos-si-bi-le non avere sempre in mente un nuovo tipo di filato da provare, una nuova tecnica o un nuovo modello da mettere in lista.

E allora come si svolge una mia settimana tipo da sferruzzatrice?

Beh, posto che non c’è una settimana tipo, posso raccontarvi qual è stata la mia ultima settimana dal punto di vista knitteroso.

Lunedì
In fervente attesa del mio ordine di lana da Luce Laine Tricot, ci ho dato sotto con il maglioncino a maniche corte che sto realizzando su modello di Phildar. Il meteo è stato decisamente inclemente e la mia unica collega che si cimenta in piccoli lavori ai ferri e viene al parco in pausa pranzo con me era in ferie, così per tutta la settimana ho potuto dedicare solo le serate alla maglia.
Il risultato di lunedì sera è stato questo:

Perdonate la scarsa qualità delle foto del mio nonsmartphone -_-'
Perdonate la scarsa qualità delle foto del mio nonsmartphone -_-‘

Dorso del maglioncino finito, evviva! Così per il momento lo posso mettere da parte senza remore. Inoltre per una volta sono stata diligentissima e ho annotato tutte le modifiche su un taccuino, così quando riprenderò il lavoro per il davanti sarò sul pezzo!

Martedì
Ho ricevuto il pacchettino di Luce: gaudio *_*

Luce dei miei occhi :D
Luce dei miei occhi 😀

Ovviamente ho montato immediatamente le maglie e ho iniziato a fare un po’ di avanti e indietro sul mio Philémon.
La serata è stata tuttavia breve, poiché festeggiavamo il compleanno della suocera, ma mi sono rifatta…

Mercoledì
Inutile dire che il mercoledì sera è stato dedicato tutto a Philémon. Questo progetto non rappresenta particolari difficoltà, anche se il punto legaccio non è il mio preferito e l’alpaca doppia mi risulta un po’ fastidiosa da lavorare. I ferri però sono lunghissimi in quanto il golf è lavorato in un unico pezzo, solo le maniche vengono lavorate a parte.

Ecco a voi il signor Filemone!
Ecco a voi il signor Filemone!

 Giovedì
Pausa stiro. Già, ché sono una signorina con una casa da mandare avanti!
E ogni tanto bisogna che mi metta a giocare con un ferro diverso 😉

Venerdì
Il fine settimana per me è cominciato con il grande ritorno in palestra (era da un mese buono che non mi ero più fatta vedere… Ah, quanto mi sono mancati i leggings trasparenti con il mutandone ginnico davanti al naso mentre faccio i piegamenti sulle braccia :D).
Ho comunque trovato il tempo, al ritorno, di dedicarmi alla maglia e ho ripreso in mano un lavoretto che sto realizzando per la figlia di un’amica che a breve compirà il suo primo anno di vita.

Non ho ancora deciso dove posizionare le stelline e il retro è ancora a metà.

Ok, per il momento la funzione dell’oggetto non è molto intellegibile, quindi vi do un aiutino 😉

Sabato
Sabato il meteo ci ha regalato forse l’ultimo, meraviglioso giorno d’estate.
Così in un pomeriggio pieno di sole, siamo andati al parco e, siccome il termometro (sullo smartphone, siamo seri: chi ha un termometro vero in casa nel 2015?!) segnava 30°C, era fuori discussione portare anche Philémon. Allora ho ripreso in mano il mio Laguna Sweater, il cui dorso ormai da qualche settimana langue solo soletto nell’angolo dei lavori in progress.

Lo vedete spuntare dalla borsa, no?
Lo vedete spuntare dalla borsa, no?

Domenica
E la domenica? Suvvia, anche il Signore Iddio si è riposato la domenica 😛
Scherzo ovviamente, in genere adoro la domenica poter dedicare qualche oretta a fare la maglia.
Oggi è stata una giornata un po’ particolare, perché la suocera partiva e così pranzo pantagruelico a casa, ultima passeggiata al parco e poi via in stazione. Mentre vi scrivo, Philémon mi guarda di fianco al PC e mi prega di riprenderlo in mano.

Insomma, a conti fatti posso dire serenamente che è stata una settimana produttiva, in quanto anche se non ho completato nessun lavoro, piano piano ho portato avanti tutti i progetti avviati (con la sola eccezione del regalo di natale, ma per quello ho ancora tempo, vero?).

E voi, in genere quali e quanti momenti alla settimana riuscite a dedicare alla vostra passione per la maglia?

Riuscite ad avere un ritmo regolare oppure come me subite delle inesorabili battute di arresto?

In ogni caso buona domenica sera e buon lunedì, augurandovi che il ritorno in ufficio delle orde di vacanzieri non vi sommergano di rogne da risolvere 🙂

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KAL Philémon, il mio primo KAL :)

C’è sempre una prima volta per tutto, dice il proverbio!

Il y a toujours une première fois, dit le proverbe !

E doveva arrivare anche per me la prima volta per partecipare ad un KAL (Knit-ALong, per quanti sono arrivati qua sperando di trovare istruzioni sulla prima volta a letto e invece si trovano sul blog di una tardona che fa la calza :D).

Et il fallait bien que je participe pour la première fois à un KAL (Knit-ALong, pour ceux qui ont atterrit sur ce billet en espérant trouver des instructions sur la première fois au lit et se retrouvent sur le blog d’une mémé qui tricote :D)

Kal Philémon

E’ successo che questo KAL è stato lanciato a fine luglio dalla simpaticissima blogger svizzera Rachel del blog Rachel says Yeppa !.

Il est arrivé que ce KAL ait été lancé fin juillet par la fort sympatique bloggueuse suisse Rachel du blog Rachel says Yeppa !.

E’ successo che mi sono slumata per giorni e giorni prima il modello sul blog della creatrice, poi i post relativi al KAL Philémon.

Il est arrivé que j’aie reluqué pendant des jours et des jours d’abord le modèle sur le blog de la créatrice, et ensuite les différents billets au sujet du KAL Philémon.

E’ successo che ho slumato ancora di più le fotografie su Instagram con l’ashtag #kalphilemon.

Il est arrivé que j’aie reluqué encore plus les photos sur Instagram avec l’ashtag #kalphilemon.

E poi è successo che a Ferragosto, che poi era ieri, non siamo partiti e ha fatto un tempo becero.

Et puis il est arrivé que le 15 août, donc hier, nous ne soyons pas partis et qu’il ait fait un temps déplorable.

Ed è successo che mi sono trovata a messaggiare su Instagram con un’altra bravissima blogger della gomitolosfera francese, Aurélie de L’atelier Senae.

Et il est arrivé que je me trouve à échanger des messages via Instagram avec une autre blogueuse très douée de la pelotosphère française, Aurélie de L’atelier Senae.

Ed è successo che sono una persona riprovevole e dalla scarsa forza di volontà quando si tratta di tenere la carta di credito al suo posto.

Et il est arrivé que je sois une personne répréhensible et une petite nature quand il s’agit de garder ma carte bleue à sa place.

Morale della favola: ho ordinato il modello dal blog della fantastica sgomitolatrice con la erre moscia Une poule à petit pas e ho scelto la mia lana dal sito Luce Laine Tricot, che altri non è se non uno dei distributori ufficiali di Drops in Francia. E poi ho scritto a Rachel implorandola di farmi imbucare 15 giorni dopo il calcio d’inizio nel KAL. Bene, pare che parte delle partecipanti al KAL non abbia ancora iniziato il lavoro. Io ora attendo febbrile che Luce mi mandi la lana per montare le maglie. E si, lo so che ho già 3 lavori in corso. OK, 4 dopo la vigilia di Ferragosto. E lo so che avevo detto che non avrei più comprato lana dopo il colpo di matto con i saldi su We Are Knitters. Sgrunt.

Bref: j’ai commandé le patron sur le blog de la fantastique dépelotteuse bleu-blanc-rouge Une poule à petit pas et j’ai choisi ma laine sur le site Luce Laine Tricot, qui n’est autre qu’un des distributeurs officiel de Drops en France. Et puis j’ai écrit à Rachel en l’implorant de me laisser incruster 15 jours après le coup d’envoi du KAL. Bon, à ce qu’il paraît une bonne partie des participantes au KAL n’a pas encore commencé le projet. De mon côté, j’attends avec impatience que Luce me livre la laine pour pouvoir monter les mailles. Et oui, je sais que j’ai déjà 3 encours.. Ok, 4 après le 14 août. Et je sais que j’avais dit que je n’achèterais plus de laine après le coup de folie avec les soldes sur We Are Knitters.

Il modello può essere realizzato con la Brushed Alpaca Silk oppure con la Andes (entrambe di Drops).

Le gilet peut être tricoté en Brushed Alpaca Silk ou en Andes (les deux de chez Drops).

Io ho scelto la Brushed Alpaca Silk in Verde oceano chiaro (15), che sarà perfetta sia per l’inverno che per le fresche primavere parigine che ci riserva il clima atlantico:

J’ai choisi la Brushed Alpaca Silk en Vert océan clair (15), qui sera parfaite aussi bien pour l’hiver que pour les printemps parisiens bien frais que le climat atlantique nous réserve:

15

Così colgo due piccioni con una fava e potrò finalmente testare un filato Drops (bisognerà pure che mi trovi delle attenuanti, no?! 😉 ).

Et voilà, comme ça je fais d’une pierre deux coups et je pourrai enfin tester un fil Drops (il faudra bien que je me trouve des circonstances atténuantes 😉 ).

Spero di ricevere la lana entro la fine della settimana che sta per iniziare, in ogni caso stay tuned per gli aggiornamenti fotografici e non!

J’espère recevoir la laine avant la fin de la semaine qui va commencer, dans tous les cas stay tuned pour les mises à jour photo et autres.

Buona serata e buon inizio di settimana domattina per quelle che come me non sono spaparanzate in vacanza!

Bonne soirée et bon début de semaine demain matin pour celles qui, comme moi, me sont pas les pieds en éventail !

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Venite a trovarmi su Facebook!

Prima di augurarvi un buon, buonissimo Ferragosto, volevo avvertirvi che da oggi sono anche su Facebook:

https://www.facebook.com/klavaandthewool

Se volete potete venire a trovarmi anche di là!

Domani cosa farete? Io non so ancora se rimarremo a Parigi oppure se alle prime luci dell’alba ci teletrasporteremo a Strasburgo. Quello che è certo è che in ogni caso spero tanto di riuscire a dedicare almeno un paio di ore al mio maglioncino tubo, in modo da riuscire a terminare il dorso:

Pausa pranzo al parco.
Pausa pranzo al parco.

Questa settimana sono riuscita a trascinare con me le colleghe quasi tutti i giorni, convincendole a fare il Sudoku o le parole crociate mentre io sferruzzavo appoggiata al tronco di un albero.

Ah, la belle vie…

Buon weekend a tutte, buoni falò sulla spiaggia, buone grigliate in giardino, buone letture in montagna e buoni sferruzzamenti assortiti!

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Contagiri, contagiri delle mie brame…

Oggi voglio parlare di un piccolo accessorio che per tanti anni è mancato nella mia trousse del lavoro a maglia.

No, non questo:

Si, è pure vero che è quello che viene in mente a tutti quando si parla di contagiri...
Ammetto che mi piacerebbe poter aumentare i giri con la stessa velocità 😀

Ma qualcosa più tipo questo:

pony-row-counter-register-small-size-2-5mm-knitting-48-pOppure questo:

clicky verde
No, non sono una rana  🙂

Per quanto mi riguarda, non ne avevo mai sentito il bisogno finché ho sferruzzato sciarpe, berretti e scaldacolli: facevo riferimento al motivo o ai colori da alternare oppure mi limitavo a lavorare finchè le dimensioni mi parevano adeguate e poi accavallavo.

Da quando invece ho iniziato a realizzare lavori più complessi – mi riferisco sostanzialmente a maglioni, o comunque a tutto quanto comporti aumenti, diminuzioni, maniche e scolli – non riesco più a farne a meno!

Intendiamoci, nulla vieta di munirsi di quaderno e bloc notes ed annotare i ferri lavorati come le tacche dei carcerati:

Tacche sul muro della prigione
Ho detto sul bloc notes, non sul muro!

Personalmente però preferisco utilizzare un contagiri, in modo tale da limitare l’ingombro e  il numero di accessori di cui mi devo ricordare e che rischio di perdere durante le sessioni tricot nomadi (e devo dire che sempre più spesso lavoro a maglia ovunque mi capiti).

A questo scopo utilizzo i contagiri di questo tipo :

 contagiri manuali

Solitamente sono venduti in confezione da due con dimensioni diverse, di modo tale da potersi adattare a diversi diametri di ferri.

Personalmente sono anche quelli che preferisco dal punto di vista funzionale perché non ingombrano, una volta applicati sul ferro rimangono dove sono e non si corre il rischi di perderli.

Per aumentare il numero dei ferri già lavorati è sufficiente girare manualmente le rotelline delle unità e delle decine alla fine del ferro (io in genere aumento di due alla fine di ogni ferro sul rovescio).

L’unico inconveniente è che al di là di un certo diametro non riuscirete più ad applicarli sui ferri (io per il momento sono riuscita ad utilizzare quello più grande sui ferri da 8 mm, ma temo che oltre l’arnese opponga resistenza).

I miei sono della marca tedesca Prym e li ho acquistati talmente tanto tempo fa che non ricordo neppure dove e a che prezzo, ma da quanto vedo su internet sono disponibili in Italia in qualsiasi merceria online per un prezzo che si aggira attorno ai 4,50 €.

Nel caso in cui dobbiate lavorare con ferri di diametro superiore, in commercio esiste anche la versione “a ciondolo”:

a ciondolo

Oppure potete fabbricarvi da voi il “ciondolamento” infilando semplicemente una catenella metallica nel contagiri ed attaccando poi il tutto ad un anello come quelli per le chiavi.

Quest’anno invece mi sono munita di un altro tipo di contagiri, approfittando di una svendita sul sito di Bergère de France:

clicky
I’m in love ❤

Questo tipo di contagiri è decisamente più estetico: a parte il fatto che è rosa confetto, come resistere al sorrisone ogni volta che conteggiate un ferro in più? 🙂

Per aumentare il numero di ferri, in questo caso bisogna premere sul pulsantino posto nella parte superiore, il meccanismo interno scatterà automaticamente aumentando di una unità.

Su quello che possiedo io, c’è inoltre una piccola levetta « lock », per bloccare il conteggio ed evitare di pigiare il pulsante inavvertitamente, perdendo il conto.

Il mio contagiri rosa Clicky è della marca Knit Pro e l’ho pagato 3,20 € in occasione, come dicevo sopra, di una liquidazione.

Il prezzo di listino al pubblico è invece di circa 4,40 €.

Sullo stesso stile, ma con dimensioni superiori, esiste il contagiri Kacha Kacha della marca statunitense Clover:

Kacha kacha

Questo prodotto è sicuramente in vendita anche in Europa, ma personalmente non sento l’esigenza di avere uno strumento dall’ingombro maggiore e che tecnicamente non mi sembra apportare alcun beneficio.

Se siete delle sferruzzatrici high tech probabilmente avrete già provato i contagiri digitali che si applicano direttamente sul dito:

 contatori digitali         contatori digitali 2

Onestamente penso che a me darebbe fastidio un aggeggio applicato direttamente sul dito, quindi non ho mai pensato di investire in questo tipo di contagiri.

Infine da non dimenticare, per noi giovani sferruzzatrici connesse e social, ci sono le app per contare i ferri.

Ce ne sono tantissime, parlare di applicazioni per il lavoro a maglia necessiterebbe di un post a parte.

La bravissima Maria Chiara Capuani del blog Gomitolo di lana ne ha parlato qui.

Ho provato un’applicazione per contare i giri ma anche in questo caso trovo che i cari vecchi oggetti plasticosi e non connessi non abbiano nulla da invidiare alla tecnologia e soprattutto non temono la scarica della batteria e fanno benissimo il loro lavoro.

E voi quale strumento utilizzate per contare i giri? Avete una tecnica particolare? Segnate sempre tutto su un bloc notes?

A presto!

Le presentazioni e uno Knit Tag

Le presentazioni e uno Knit Tag

E’ da un po’ che mi frulla in testa l’idea di aprire un blog di lavoro a maglia. Perché? E perché no?

Intanto perché lavoro a maglia da tantissimo tempo e per tantissimo tempo non mi è stato possibile scambiare consigli ed esperienze con nessuno che non fossero mia mamma e la mia vecchia zia, che in quanto a gusti sono rimaste ferme agli anni Sessanta. Invece poi è arrivato il magnifico mondo di internet, che ha democratizzato l’accesso alla cultura e al sapere in tutte le sue forme e da cui ho imparato tanto e continuo a prendere moltissimi spunti.
Poi perché sono italiana ma vivo in Francia da ormai qualche annetto e devo dire che qui il tricot è tutta un’altra cosa: i modelli disponibili, le iniziative a favore della maglia, la diffusione di mercerie e marchi disponibili… Insomma, mi sono detta che potrebbe essere simpatico per chi passerà di qua, avere delle dritte su quello che si fa al di là delle Alpi (per me al di qua J ), soprattutto per le persone che non riescono a leggere il francese, e che di sicuro sarà per me una bella esperienza condividere altri spunti e imparare tanto.

I marchi di cui parlerò forse non sono tutti disponibili online, ma se qualcuna passa di qua in vacanza potrà di sicuro rifornirsi e fare qualche bella scoperta. E soprattutto, visto che io dall’Italia non passo spesso, potrà essere per me un modo per tenermi aggiornata su quello che accade in Italia nella gomitolosfera!

Per rompere il ghiaccio ho pensato di tradurre un tag che è girato parecchio questa primavera nella gomitolosfera francese e che è stato lanciato dalla giovane e brava knitter Jaenelle del blog A l’Estudiantine, ricco di spunti divertenti ed utili.

Si consideri taggata qualsiasi sferruzzatrice che passa da queste lande ora e sempre!

  1. Quanto tempo dedichi ogni giorno al lavoro a maglia?

E’ molto difficile rispondere perché ci sono settimane in cui non riesco a toccare ferri e settimane in cui ogni sera al ritorno dal lavoro, dopo aver sbrigato le incombenze domestiche e sfamato la dolce metà, mi attacco al lavoro e vado avanti finché mi cala la palpebra. Quando sono in vacanza da mia madre poi, sono capace anche di passare intere giornate a sferruzzare da quando mi alzo la mattina fino a quando vado a letto. Certo è che mi sembra sempre che il tempo non mi basti mai per finire tutti i miei lavori e consumare tutti i gomitoli che non resisto mai alla tentazione di comprare.

  1. Qual è la tua lana preferita? Perché?

Mediamente a livello di resa preferisco i filati leggeri (DK) o medi (Aran), anche se spesso mi capita di lavorare con ferri più grossi. E’ chiaro che con i ferri da 8 mm un golfino o un pullover sono velocissimi da realizzare, ma la vestibilità dei filati grossi non mi è sempre congeniale.

  1. Con quali ferri lavori più spesso?

In tutta la mia carriera da sferruzzatrice non ho ancora mai provato i ferri circolari, che negli ultimi anni sono diventati tanto alla moda (o forse lo sono sempre stati, ma mia mamma, mia zia e mia nonna non li utilizzavano e all’epoca non esisteva internet!). Possiedo ferri di svariate marche, sia in metallo, che in bambù (materiale altrettanto alla moda nella gomitolosfera) che in plastica. Devo dire che contrariamente a molte sferruzzatrici quelli che preferisco sono i cari vecchi ferri di metallo anodizzato della nonna, perché sono quelli su cui il lavoro mi sembra scorrere maggiormente e sono pure quelli più economici.

  1. Attualmente quanti gomitoli hai in stock?

Arg. Molti. Troppi. DECISAMENTE troppi.

Avete presente quel ritornello: « Adesso non compro più filati finché non ho esaurito il mio stock. Facciamo la metà dello stock »?! Che poi inevitabilmente finisce con: « Va beh, dai. E’ l’ultima volta, giuro l’ultima, ma è troppo bello per non comprarlo ».

Il vantaggio però è che ogni volta che compro dei nuovi filati, lo faccio solo se ho già un progetto preciso in mente e quindi l’acquisto è mirato. Questo mi permette almeno di candeggiarmi parzialmente la coscienza, perché mi dico che prima o poi (Quando sarò in maternità? Quando sarò in cassa integrazione? Quando sarò in pensione? :-D) inizierò tutti i progetti che ho in mente e faro fuori quelle due borse enormi di gomitoli.

  1. Qual è la tua marca di filati preferita? Perché?

Statisticamente direi Phildar e Bergère de France, due marchi che qui in Francia vanno per la maggiore. Ma la ragione è unicamente che sono i più facilmente reperibili e quelli che propongono un gran numero di modelli ad ogni stagione (anche se l’offerta di Bergère negli ultimi anni è diventata davvero noiosa e poco giovanile).

Una marca che ho scoperto l’inverno scorso e di cui sono diventata assolutamente fan è We Are Knitters: la qualità dei filati è eccelsa, inoltre, anche se a prima vista il costo è elevato, si tratta di gomitoloni lunghissimi (per esempio il Pima Cotton da 100gr misura 212m per 8,95 € a prezzo pieno), quindi a mio parere il rapporto qualità/quantità/prezzo non è esagerato. Più tardi dedicherò sicuramente un post a questa marca, che secondo me ha avuto una strategia di comunicazione vincente.

  1. Ferri circolari o ferri a doppia punta?

Non ho mai provato né gli uni né gli altri (vergogna!). Per il momento preferisco sferruzzare serenamente con i miei ferri dritti e cucire laddove necessario, ma di sicuro questo deriva dal fatto che la complessità dei lavori che ho eseguito sino ad ora non richiedeva l’utilizzo di altri strumenti. Sappiate che nella mia borsa da lavoro ci sono sia i circolari sia i ferri a doppia punta, ma attendo il ritorno della stagione fredda per lanciarmi in progetti che mi consentano di sperimentarli.

  1. Hai già creato dei modelli? Se si quali?

Quando ero più giovane, fondamentalmente fino a prima di venire a vivere in Francia, non ho MAI seguito un modello. Realizzavo sciarpe, scalda-colli e borsette assolutamente ad occhio ed è così ad esempio che mi sono lanciata in dei timidissimi jacquard senza avere la benché minima base tecnica. La verità è che ci ho messo, tantissimo tempo, a dirmi che oltre a fare pezzi quadrati e rettangolari, imparare a fare aumenti e diminuzioni non mi avrebbe procurato un aneurisma cerebrale. In compenso da quando ho iniziato a lavorare maglioncini ed affini, non ho più potuto fare a meno del pattern. Spesso poi mi capita di personalizzare i modelli e accorciarli o allungarli a mio gusto, ma per il momento non mi sento ancora sufficientemente a mio agio con i ferri per lanciarmi in peripezie spericolate.

  1. Quale metodologia legata all’arte della lana ti piacerebbe imparare? (uncinetto, filatura, tessitura…?)

Per il momento il mio grosso obiettivo è imparare l’uncinetto. Per anni l’ho snobbato, sia perché lo strumento non soddisfa il mio gusto estetico (l’uncinetto è bruttarello, poverino, e poi assomiglia tantissimo ad uno strumento di tortura medievale), sia perché ho sempre associato l’uncinetto ai centrini démodé che mia mamma sferruzzava negli anni Ottanta.

Da quando è nato il mio primo e per ora unico nipotino però, mi è venuta voglia di imparare per potergli fare degli amigurumi. Inoltre mi piacerebbe saper fare dei piccoli oggetti con cui personalizzare le mie realizzazioni, come ad esempio dei fiori da utilizzare a mo’ di spilla).

  1. Cosa è peggio secondo te: un filo che si sdoppia oppure rendersi conto che si è fatto un errore 20 ferri prima?

Sono un po’ indecisa perché il filo che si sdoppia è una bella rottura, soprattutto perché ho notato che i fili che si sdoppiano hanno anche la fastidiosa tendenza ad agganciarsi in uncini e sporgenze varie con effetti deleteri sul capo finito (va bene, lo ammetto: alle volte sono maldestra, il che non aiuta certo!). Però credo che l’errore 20 ferri prima sia la cosa peggiore delle due. Soprattutto su certi lavori con motivi particolari. Poi io che sono psicorigida all’inverosimile non sono capace di far finta di niente. I casi sono due: o abbandono il lavoro a maglia in fondo ad un cassetto sperando che si autodistrugga, oppure vengo colta da un raptus iconoclasta, disfo tutto e riparto da capo (una volta mi è capitato di rimanere sveglia fino alle 4 della mattina per un problema simile…).

  1. Con quale filo stai lavorando in questo momento?
    In questo momento ho tre lavori sui ferri:
  1. Il Laguna Sweater di WAK lavorato con il Pima Cotton
  2. Un maglioncino dal taglio morbido di Phildar in Fil Cabotine e Phil Star (che non posso linkare perché è ormai andato fuori produzione)
  3. Una sciarpa per un regalo di natale in Angel di Bergère de France (non posto il link perché si tratta di una sorpresa e la destinataria non deve ovviamente sapere 😛 )
  1. Quale marca di filato di piacerebbe provare?
    Ho sentito parlare molto dei filati Drops, che coniugano alta qualità a prezzi competitivi, ma per il momento non ho ancora avuto l’occasione di provarli.
  1. Cosa pensi del lavoro a maglia?

Diciamoci la verità: il lavoro a maglia è spesso visto come un’attività da zitellone attempate e in generale non è molto sexy. Però anche se le colleghe mi prendono in giro, vedo sempre la scintilla di invidia quando arrivo in ufficio con l’ennesima realizzazione fatta a mano.

Attualmente lavoro in un ufficio nel settore del commercio estero e la quasi totalità delle mie mansioni vengono svolte a computer o al telefono. Quindi anche quando la mole di lavoro è notevole, a me sembra sempre di non fare nulla. Quello che mi piace del lavoro a maglia è il fatto di poter « fabbricare » qualcosa, di produrre, e non c’è nulla che mi dia più soddisfazione che vedere il lavoro che cresce sui ferri.

Inoltre mi piace moltissimo l’idea di fare qualcosa di unico, che possiedo solo io e che è fatto dalle mie manine.

E per finire, da sognatrice quale sono, mi piace moltissimo sferruzzare perché mentre le mani vanno, la mente inizia a frullare a tutto spiano e mi ritrovo a “rifare il mondo”, come dicono i miei amici di qua dall’Alpe 😉

Spero di leggere le risposte a questo tag su altri blog italiani!

A presto!