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Un inverno a tutta maglia :)

Mi fanno giustamente notare che ultimamente sono poco presente in queste lande e in effetti devo dire che nelle ultime settimane il mio tran tran magliesco si è svolto molto nella vita reale e molto poco nella vita virtuale.

Tutto questo è un bene, perché sto sferruzzando tanto, sto imparando delle nuove tecniche o affinandone altre che conoscevo in maniera approssimativa, sto coltivando momento sociali ed incontri. Però in effetti è bene che esca dal mio letargo bloggesco e vi racconti qualcosa 🙂

Tra la fine di gennaio ed oggi sono stata ad un paio di eventi davvero carini.

Il primo è stato il nono Apéro Tricoteurs. L’Apéro Tricoteurs è un appuntamento che ritorna con scadenza trimestrale su iniziativa di Jakecii e che vorrebbe riunire gli uomini che lavorano a maglia. Per quello che mi riguarda si trattava della seconda partecipazione e devo dire che purtroppo gli uomini si fanno desiderare.
In compenso entrambe le volte sono stata contenta di avere un’occasione per incontrare altre appassionate di maglia, di ritrovare facce note, di conoscere di persona delle blogger più o meno note sulla scena parigina. Insomma, una bellissima iniziativa, che inoltre questa volta mi ha permesso di scoprire un bar adorabile a poche fermate di metro da casa mia.

Il secondo evento a cui ho partecipato invece è stata la seconda edizione della 24 ore di maglia presso Truffaut, un’occasione per sferruzzare in compagnia per una buona causa: lo scopo era realizzare il maggior numero possibile di sciarpe per la fondazione Abbé Pierre, che offre sostegno ai senza tetto. L’organizzazione dell’evento da parte di Truffaut (catena di negozi di giardinaggio molto popolare in Francia) è stata particolarmente curata e il contesto davvero gradevole; di contro però devo segnalare che è stato un gran peccato che il materiale fornito permettesse difficilmente di completare una sciarpa in poche ore. Alcune intrepide si sono premunite di ferri portati da casa e hanno sferruzzato per 10 o addirittura 14 ore, io dopo 4 ore ho battuto in ritirata e mi sono accontentata di lasciare il mio pezzo di sciarpa a qualche generosa sferruzzatrice che volesse completarlo.

Febbraio è anche il mese della più grande fiera di filati della regione parigina. Sto parlando dell’Aiguille en fête, che so essere conosciuta anche in Italia (ho sentito diverse voci italiane al salone). La mia amica della gomitolosfera Bebi mi aveva scritto a metà gennaio per chiedermi qualche dritta sul salone, le avevo allora stilato una lista delle mie preferenze. Ho pensato che, dopo essere stata al salone, potevo condividere con voi questa lista rivista e corretta.

In generale comunque si sa che sui saloni si va per spendere soldi, trovare qualche bella novità che solitamente non è disponibile in negozio, oppure per scoprire delle nuove aziende che magari non hanno una buona distribuzione a livello nazionale. Personalmente mi piace andarci per incontrare gli amici knitters e anche perché, nonostante a Parigi si abbia la fortuna di avere un sacco di prodotti a portata di mano, è pur sempre una bella comodità andare a fare scorte in un luogo in cui è riunita tutta l’offerta possibile.

Adesso però prometto che fino al prossimo CSF non compro niente 🙂

E’ una marca molto conosciuta in Francia. Fa un po’ di tutto, non solo maglia ma anche materiale per ricamo e cucito.
Per quanto riguarda i filati per la maglia ha sia misto sintetico che filati puri con un rapporto qualità prezzo che a volte mi pare leggermente sopra la media.
Rimane una buona casa di filati, la pecca è che spesso i suoi cataloghi sono un po’ Old Stile ed è sinceramente difficile trovare dei modelli simpatici da realizzare e portabili.
I loro stand non mi piacciono più di tanto perchè sono molto “impersonali”, si tratta di una grande industria in Francia, è un po’ come andare sullo stand della Mondadori al Salone del Libro per intenderci. Questa volta ho accuratamente evitato di avvicinarmici 🙂

DMC

Idem come Bergère, si tratta di una grande azienda, che oltretutto se non erro si trova tranquillamente anche in Italia (il sito è comunque disponibile anche in italiano).
Non ho testato molto di loro, solo un filato di cotone che però mi era piaciuto tanto!

In generale stanno cercado di svecchiare un po’ il loro look (tanto per dire, Myboshi è una loro iniziativa). Hanno una gamma abbastanza ampia con bei filati e belle gamme di colori.

Les éditions Eyrolles

Si tratta di una casa editrice specializzata in libri tecnici indirizzati ad un pubblico di professionisti o di appassionati.
Oltre a vari libri dedicati a cucito, maglia e crochet, propone una mini collana dedicata a come monetizzare il proprio blog e le proprie creazioni.

Ho sfogliato con molto interesse i loro libri di Amigurumi, ma siccome per il momento ho già uno stash per la maglia non indifferente, ho preferito essere saggia e passare oltre 🙂

Boutique Marie Claire

Va beh, Marie Claire è proprio un’autorità in materia, quindi non credo che necessiti di presentazioni 🙂

Eglantine et Zoé

Questa giovane azienda propone un concetto che di questi tempi va molto di moda: il kit.
La cosa interessante è che all’interno del kit avete il tessuto già tagliato, le istruzioni spiegate passo passo necessarie per realizzare il modello di vostra scelta e tutti i piccoli accessori di merceria (filo, chiusure lampo, bottoni a presisone…)

Posto che io non cucio (mi piacerebbe moltissimo imparare, ma per ora non ho tempo), il concetto mi pare interessante perchè in un kit c’è tutto e quindi si ha modo di capire se ci piace cucire senza investire troppo. I tesuti sono tutti di produwione europea, i modelli poi sono carini (beh, molto francesi, poi dipende dai gusti 😉 ) e soprattutto sono divisi per livello di difficoltà di realizzazione. Insomma, avrete capito che un pensierino ce l’ho fatto 🙂

Katia

I filati Katia li conosco solo di nome, non li ho mai testati.
Katia è una casa spagnola nata all’inizio degli anni Cinquanta a Barcellona.
La composizione dei filati è spesso di natura sintetica, il che ovviamente ci fa storcere un po’ il naso. In generale io apprezzo comunque il fatto che si tratti di filati originali dai colori vivi che rispecchiano la vivacità e il brio tipicamente spagnoli. Sono passata sul loro stand ma purtroppo era pieno di gente e quindi non ho potuto toccare con mano i gomitoli.
Segnalo in ogni caso che sul loro sito ci sono un sacco di modelli gratuiti, alcuni davvero spiritosi (per esempio a Natale avevo scaricato il presepio matrioshka amigurumi, che mi riservo di fare un giorno, quel giorno, il giorno in cui mi deciderò a prendere in mano seriamente un uncinetto).

La Maison Tricotée da quanto ho capito è un punto di riferimento per gli appassionati di maglia di Montréal. Si tratta di un apiccola azienda che distribuisce soprattutto delle lane artigianali. Potete curiosare sulla loro pagina Facebook per iniziare a simpatizzare con la loro atmosfera 🙂

La pelote parisienne

Ho scoperto questa azienda per caso su Facebook l’anno scorso. Mi sembra che occupino la fascia medio-alta, in ogni caso hanno dei prodotti davvero interessanti (provate a cercare il filato Guimauve ad esempio 🙂 ). In ogni caso ero sicura che andando all’AEF, sarei passata sul loro stand, e infatti non solo ci sono passata, ma non sono ripartita a mani vuote 🙂
La mia scelta è andata a due filati riciclati, l’ECOLORIAGE in framboise e l’ECODOUX in sapin.
Lang

Conoscete questa marca? Io la vedo sempre nel negozio vicino al mio ufficio, non l’ho ancora mai comprata, ma hanno delle lane bellissime (tutta la gamma di merino, le millecolori e il mohair a paillettes per esempio). In ogni caso Lang è una casa tedesca che punta molto sull’alta qualità dei propri filati. Sullo stand sono stata delusa di vedere che i filati che a me interessavano non erano esposti. La mia carta di credito in compenso ha tirato un sospiro di sollievo 🙂

Lil Weasel

Questa è senza dubbio una delle mercerie più belle di Parigi, una vera caverna di Alì Babà. Più che lo stand sul salone però (dove ci sono sempre un sacco di clienti e le ragazze non riescono ad essere disponibili per tutti), io consiglio di fare un salto nel loro punto vendita, che si trova a due passi dalle Halles. E’ davvero un paradiso, hanno tutti prodotti di buonissima qualità (filati Malabrigo, ferri Hiya Hiya, solo per citare due esempio a cui so che molti sono sensibili 🙂 ) ed è un piacere anche solo da guardare.

Lily Neige

Lily Neige è una di quelle aziende che mi piacciono un sacco. Si tratta di una piccola filatura dove tutta la produzione è tracciabile ed affidabile. Sul sito è tutto spiegato con tanto di foto delle loro adorabili bestiole, inoltre c’è anche la boutique online.
E’ un’azienda che mi sta molto simpatica e francamente a mio parere sono le aziende di questo tipo quelle per cui vale la pena andare ai saloni, perché quelle che hanno già un network distributivo solido si trovano tranquillamente in negozio o sui vari siti che fanno e-commerce tutto l’anno e senza bisogno di spostarsi da casa propria.
Devo ammettere che Lily Neige è stata la ragione per cui mi sono decisa alla fine ad andare al salone, per poter toccare con mano i loro gradient e le loro matasse che altrimenti non saprei proprio dove andare a vedere. Ho optato per un gradient che avevo adocchiato da tempo e che si chiama “Bouton de bambou” con cui mi farò questo bellissimo scialle e per la bellissima matassa che è un’esplosione di colori che vedete nella foto sotto.
L’Oisivethé (che prende il nome da un gioco di parole con la parola “oisiveté”, “oziosità”) è un altro dei punti di riferimento per gli amanti della maglia a Parigi, soprattutto perché vende la Madelinetosh 🙂
Da qualche tempo inoltre l’Oisivethé ha creato il proprio marchio di lana (La Bien Aimée) che rispecchia perfettamente lo stile del negozio, in sintonia con l’universo di Stephen West (che non a caso è stato il loro ospite di punta durante il salone): colori acidi e tinture sfumate il tutto intrecciato in scialli asimmetrici ed avvolgenti.
Ammetto di essere passata e ripassata davanti al loro stand con gli occhi ipnotizzati più e più volte, ma alla fine sono riuscita a riportarmi alla ragione e la mia carta di credito ha tirato un altro, profondo sospiro di sollievo 🙂

Phildar

Phildar è un po’ il supermercato della lana in Francia.
SI tratta di un marchio che vende in punti vendita monomarca. L’offerta è vastissima, hanno moltissimo acrilico ma i prezzi sono davvero competitivi e ogni anno buttano fuori un sacco di cataloghi e pubblicazioni, quindi è impossibile non trovare almeno un modello che piaccia. Detto ciò vale un po’ quello che ho scritto per Bergère sopra, cioè che andare su questi stand nei saloni è un po’ un peccato perché si tratta di prodotti che si trovano tutto l’anno sul sito (che effettua spedizioni anche all’estero) con promozioni anche frequenti, come ad esempio in questo momento.
Ovvio, quando si viene dall’estero forse il discorso cambia un po’ perchè c’è l’effetto novità 🙂

Plassard

Plassard è una casa di filati molto conosciuta in Francia, ma vi so segnalare solo questo, non ho mai comprato nulla di loro, nonostante ci siano diversi filati che mi attirano 🙂

Triscote

Loro non li conosco assolutamente ma hanno attirato la mia attenzione perché trovo che la maglia islandese sia bellissima anche se non mi sono mai cinmentata in niente di più che qualche timido jacquard.

Woolkiss

Questa marca invece la conosco bene 🙂
Lei è una ragazza giovane, si chiama Laure e l’ho anche conosciuta ad un paio di eventi/saloni. Onestamente non ha inventato nulla di stravolgente, nel senso che il suo concetto è rendere il tricot accessibile a tutti e quindi vende non solo filati e ferri, ma anche dei kit per realizzare scaldacolli, cappellini e guanti senza dita o moffole principalmente per le principianti. Recentemente ha inoltre lanciato il suo primo maglione. A me piace molto lo stile del suo sito e ho provato la sua lana cicciona (Cocon de douceur), che è morbidissssssssima. Poi va beh, si tratta di uno stoppino superbulky che ad occhio e croce farà un marea di pallini, ma lavorarlo è stato un piacere immenso e mia sorella mi ha invidiato un sacco lo scaldacollo a punto riso che mi sono fatta durante le vacanze di natale 🙂
Inoltre Laura ha anche scritto un libro che si chiama “Easy Tricot” che ha avuto un sacco di successo e che propone dei modelli interessanti soprattutto per le principianti.
E per finire, una foto del mio bottino di guerra 🙂

image

 

Come vedete sono stata assolutamente ragionevole 🙂

Spero di avervi fatto fare qualche nuova scoperta e soprattutto spero, magari, di vedervi un giorno in occasione di una delle prossime edizioni dell’Aiguille en fête 🙂

 

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Contagiri, contagiri delle mie brame…

Oggi voglio parlare di un piccolo accessorio che per tanti anni è mancato nella mia trousse del lavoro a maglia.

No, non questo:

Si, è pure vero che è quello che viene in mente a tutti quando si parla di contagiri...
Ammetto che mi piacerebbe poter aumentare i giri con la stessa velocità 😀

Ma qualcosa più tipo questo:

pony-row-counter-register-small-size-2-5mm-knitting-48-pOppure questo:

clicky verde
No, non sono una rana  🙂

Per quanto mi riguarda, non ne avevo mai sentito il bisogno finché ho sferruzzato sciarpe, berretti e scaldacolli: facevo riferimento al motivo o ai colori da alternare oppure mi limitavo a lavorare finchè le dimensioni mi parevano adeguate e poi accavallavo.

Da quando invece ho iniziato a realizzare lavori più complessi – mi riferisco sostanzialmente a maglioni, o comunque a tutto quanto comporti aumenti, diminuzioni, maniche e scolli – non riesco più a farne a meno!

Intendiamoci, nulla vieta di munirsi di quaderno e bloc notes ed annotare i ferri lavorati come le tacche dei carcerati:

Tacche sul muro della prigione
Ho detto sul bloc notes, non sul muro!

Personalmente però preferisco utilizzare un contagiri, in modo tale da limitare l’ingombro e  il numero di accessori di cui mi devo ricordare e che rischio di perdere durante le sessioni tricot nomadi (e devo dire che sempre più spesso lavoro a maglia ovunque mi capiti).

A questo scopo utilizzo i contagiri di questo tipo :

 contagiri manuali

Solitamente sono venduti in confezione da due con dimensioni diverse, di modo tale da potersi adattare a diversi diametri di ferri.

Personalmente sono anche quelli che preferisco dal punto di vista funzionale perché non ingombrano, una volta applicati sul ferro rimangono dove sono e non si corre il rischi di perderli.

Per aumentare il numero dei ferri già lavorati è sufficiente girare manualmente le rotelline delle unità e delle decine alla fine del ferro (io in genere aumento di due alla fine di ogni ferro sul rovescio).

L’unico inconveniente è che al di là di un certo diametro non riuscirete più ad applicarli sui ferri (io per il momento sono riuscita ad utilizzare quello più grande sui ferri da 8 mm, ma temo che oltre l’arnese opponga resistenza).

I miei sono della marca tedesca Prym e li ho acquistati talmente tanto tempo fa che non ricordo neppure dove e a che prezzo, ma da quanto vedo su internet sono disponibili in Italia in qualsiasi merceria online per un prezzo che si aggira attorno ai 4,50 €.

Nel caso in cui dobbiate lavorare con ferri di diametro superiore, in commercio esiste anche la versione “a ciondolo”:

a ciondolo

Oppure potete fabbricarvi da voi il “ciondolamento” infilando semplicemente una catenella metallica nel contagiri ed attaccando poi il tutto ad un anello come quelli per le chiavi.

Quest’anno invece mi sono munita di un altro tipo di contagiri, approfittando di una svendita sul sito di Bergère de France:

clicky
I’m in love ❤

Questo tipo di contagiri è decisamente più estetico: a parte il fatto che è rosa confetto, come resistere al sorrisone ogni volta che conteggiate un ferro in più? 🙂

Per aumentare il numero di ferri, in questo caso bisogna premere sul pulsantino posto nella parte superiore, il meccanismo interno scatterà automaticamente aumentando di una unità.

Su quello che possiedo io, c’è inoltre una piccola levetta « lock », per bloccare il conteggio ed evitare di pigiare il pulsante inavvertitamente, perdendo il conto.

Il mio contagiri rosa Clicky è della marca Knit Pro e l’ho pagato 3,20 € in occasione, come dicevo sopra, di una liquidazione.

Il prezzo di listino al pubblico è invece di circa 4,40 €.

Sullo stesso stile, ma con dimensioni superiori, esiste il contagiri Kacha Kacha della marca statunitense Clover:

Kacha kacha

Questo prodotto è sicuramente in vendita anche in Europa, ma personalmente non sento l’esigenza di avere uno strumento dall’ingombro maggiore e che tecnicamente non mi sembra apportare alcun beneficio.

Se siete delle sferruzzatrici high tech probabilmente avrete già provato i contagiri digitali che si applicano direttamente sul dito:

 contatori digitali         contatori digitali 2

Onestamente penso che a me darebbe fastidio un aggeggio applicato direttamente sul dito, quindi non ho mai pensato di investire in questo tipo di contagiri.

Infine da non dimenticare, per noi giovani sferruzzatrici connesse e social, ci sono le app per contare i ferri.

Ce ne sono tantissime, parlare di applicazioni per il lavoro a maglia necessiterebbe di un post a parte.

La bravissima Maria Chiara Capuani del blog Gomitolo di lana ne ha parlato qui.

Ho provato un’applicazione per contare i giri ma anche in questo caso trovo che i cari vecchi oggetti plasticosi e non connessi non abbiano nulla da invidiare alla tecnologia e soprattutto non temono la scarica della batteria e fanno benissimo il loro lavoro.

E voi quale strumento utilizzate per contare i giri? Avete una tecnica particolare? Segnate sempre tutto su un bloc notes?

A presto!

Le presentazioni e uno Knit Tag

Le presentazioni e uno Knit Tag

E’ da un po’ che mi frulla in testa l’idea di aprire un blog di lavoro a maglia. Perché? E perché no?

Intanto perché lavoro a maglia da tantissimo tempo e per tantissimo tempo non mi è stato possibile scambiare consigli ed esperienze con nessuno che non fossero mia mamma e la mia vecchia zia, che in quanto a gusti sono rimaste ferme agli anni Sessanta. Invece poi è arrivato il magnifico mondo di internet, che ha democratizzato l’accesso alla cultura e al sapere in tutte le sue forme e da cui ho imparato tanto e continuo a prendere moltissimi spunti.
Poi perché sono italiana ma vivo in Francia da ormai qualche annetto e devo dire che qui il tricot è tutta un’altra cosa: i modelli disponibili, le iniziative a favore della maglia, la diffusione di mercerie e marchi disponibili… Insomma, mi sono detta che potrebbe essere simpatico per chi passerà di qua, avere delle dritte su quello che si fa al di là delle Alpi (per me al di qua J ), soprattutto per le persone che non riescono a leggere il francese, e che di sicuro sarà per me una bella esperienza condividere altri spunti e imparare tanto.

I marchi di cui parlerò forse non sono tutti disponibili online, ma se qualcuna passa di qua in vacanza potrà di sicuro rifornirsi e fare qualche bella scoperta. E soprattutto, visto che io dall’Italia non passo spesso, potrà essere per me un modo per tenermi aggiornata su quello che accade in Italia nella gomitolosfera!

Per rompere il ghiaccio ho pensato di tradurre un tag che è girato parecchio questa primavera nella gomitolosfera francese e che è stato lanciato dalla giovane e brava knitter Jaenelle del blog A l’Estudiantine, ricco di spunti divertenti ed utili.

Si consideri taggata qualsiasi sferruzzatrice che passa da queste lande ora e sempre!

  1. Quanto tempo dedichi ogni giorno al lavoro a maglia?

E’ molto difficile rispondere perché ci sono settimane in cui non riesco a toccare ferri e settimane in cui ogni sera al ritorno dal lavoro, dopo aver sbrigato le incombenze domestiche e sfamato la dolce metà, mi attacco al lavoro e vado avanti finché mi cala la palpebra. Quando sono in vacanza da mia madre poi, sono capace anche di passare intere giornate a sferruzzare da quando mi alzo la mattina fino a quando vado a letto. Certo è che mi sembra sempre che il tempo non mi basti mai per finire tutti i miei lavori e consumare tutti i gomitoli che non resisto mai alla tentazione di comprare.

  1. Qual è la tua lana preferita? Perché?

Mediamente a livello di resa preferisco i filati leggeri (DK) o medi (Aran), anche se spesso mi capita di lavorare con ferri più grossi. E’ chiaro che con i ferri da 8 mm un golfino o un pullover sono velocissimi da realizzare, ma la vestibilità dei filati grossi non mi è sempre congeniale.

  1. Con quali ferri lavori più spesso?

In tutta la mia carriera da sferruzzatrice non ho ancora mai provato i ferri circolari, che negli ultimi anni sono diventati tanto alla moda (o forse lo sono sempre stati, ma mia mamma, mia zia e mia nonna non li utilizzavano e all’epoca non esisteva internet!). Possiedo ferri di svariate marche, sia in metallo, che in bambù (materiale altrettanto alla moda nella gomitolosfera) che in plastica. Devo dire che contrariamente a molte sferruzzatrici quelli che preferisco sono i cari vecchi ferri di metallo anodizzato della nonna, perché sono quelli su cui il lavoro mi sembra scorrere maggiormente e sono pure quelli più economici.

  1. Attualmente quanti gomitoli hai in stock?

Arg. Molti. Troppi. DECISAMENTE troppi.

Avete presente quel ritornello: « Adesso non compro più filati finché non ho esaurito il mio stock. Facciamo la metà dello stock »?! Che poi inevitabilmente finisce con: « Va beh, dai. E’ l’ultima volta, giuro l’ultima, ma è troppo bello per non comprarlo ».

Il vantaggio però è che ogni volta che compro dei nuovi filati, lo faccio solo se ho già un progetto preciso in mente e quindi l’acquisto è mirato. Questo mi permette almeno di candeggiarmi parzialmente la coscienza, perché mi dico che prima o poi (Quando sarò in maternità? Quando sarò in cassa integrazione? Quando sarò in pensione? :-D) inizierò tutti i progetti che ho in mente e faro fuori quelle due borse enormi di gomitoli.

  1. Qual è la tua marca di filati preferita? Perché?

Statisticamente direi Phildar e Bergère de France, due marchi che qui in Francia vanno per la maggiore. Ma la ragione è unicamente che sono i più facilmente reperibili e quelli che propongono un gran numero di modelli ad ogni stagione (anche se l’offerta di Bergère negli ultimi anni è diventata davvero noiosa e poco giovanile).

Una marca che ho scoperto l’inverno scorso e di cui sono diventata assolutamente fan è We Are Knitters: la qualità dei filati è eccelsa, inoltre, anche se a prima vista il costo è elevato, si tratta di gomitoloni lunghissimi (per esempio il Pima Cotton da 100gr misura 212m per 8,95 € a prezzo pieno), quindi a mio parere il rapporto qualità/quantità/prezzo non è esagerato. Più tardi dedicherò sicuramente un post a questa marca, che secondo me ha avuto una strategia di comunicazione vincente.

  1. Ferri circolari o ferri a doppia punta?

Non ho mai provato né gli uni né gli altri (vergogna!). Per il momento preferisco sferruzzare serenamente con i miei ferri dritti e cucire laddove necessario, ma di sicuro questo deriva dal fatto che la complessità dei lavori che ho eseguito sino ad ora non richiedeva l’utilizzo di altri strumenti. Sappiate che nella mia borsa da lavoro ci sono sia i circolari sia i ferri a doppia punta, ma attendo il ritorno della stagione fredda per lanciarmi in progetti che mi consentano di sperimentarli.

  1. Hai già creato dei modelli? Se si quali?

Quando ero più giovane, fondamentalmente fino a prima di venire a vivere in Francia, non ho MAI seguito un modello. Realizzavo sciarpe, scalda-colli e borsette assolutamente ad occhio ed è così ad esempio che mi sono lanciata in dei timidissimi jacquard senza avere la benché minima base tecnica. La verità è che ci ho messo, tantissimo tempo, a dirmi che oltre a fare pezzi quadrati e rettangolari, imparare a fare aumenti e diminuzioni non mi avrebbe procurato un aneurisma cerebrale. In compenso da quando ho iniziato a lavorare maglioncini ed affini, non ho più potuto fare a meno del pattern. Spesso poi mi capita di personalizzare i modelli e accorciarli o allungarli a mio gusto, ma per il momento non mi sento ancora sufficientemente a mio agio con i ferri per lanciarmi in peripezie spericolate.

  1. Quale metodologia legata all’arte della lana ti piacerebbe imparare? (uncinetto, filatura, tessitura…?)

Per il momento il mio grosso obiettivo è imparare l’uncinetto. Per anni l’ho snobbato, sia perché lo strumento non soddisfa il mio gusto estetico (l’uncinetto è bruttarello, poverino, e poi assomiglia tantissimo ad uno strumento di tortura medievale), sia perché ho sempre associato l’uncinetto ai centrini démodé che mia mamma sferruzzava negli anni Ottanta.

Da quando è nato il mio primo e per ora unico nipotino però, mi è venuta voglia di imparare per potergli fare degli amigurumi. Inoltre mi piacerebbe saper fare dei piccoli oggetti con cui personalizzare le mie realizzazioni, come ad esempio dei fiori da utilizzare a mo’ di spilla).

  1. Cosa è peggio secondo te: un filo che si sdoppia oppure rendersi conto che si è fatto un errore 20 ferri prima?

Sono un po’ indecisa perché il filo che si sdoppia è una bella rottura, soprattutto perché ho notato che i fili che si sdoppiano hanno anche la fastidiosa tendenza ad agganciarsi in uncini e sporgenze varie con effetti deleteri sul capo finito (va bene, lo ammetto: alle volte sono maldestra, il che non aiuta certo!). Però credo che l’errore 20 ferri prima sia la cosa peggiore delle due. Soprattutto su certi lavori con motivi particolari. Poi io che sono psicorigida all’inverosimile non sono capace di far finta di niente. I casi sono due: o abbandono il lavoro a maglia in fondo ad un cassetto sperando che si autodistrugga, oppure vengo colta da un raptus iconoclasta, disfo tutto e riparto da capo (una volta mi è capitato di rimanere sveglia fino alle 4 della mattina per un problema simile…).

  1. Con quale filo stai lavorando in questo momento?
    In questo momento ho tre lavori sui ferri:
  1. Il Laguna Sweater di WAK lavorato con il Pima Cotton
  2. Un maglioncino dal taglio morbido di Phildar in Fil Cabotine e Phil Star (che non posso linkare perché è ormai andato fuori produzione)
  3. Una sciarpa per un regalo di natale in Angel di Bergère de France (non posto il link perché si tratta di una sorpresa e la destinataria non deve ovviamente sapere 😛 )
  1. Quale marca di filato di piacerebbe provare?
    Ho sentito parlare molto dei filati Drops, che coniugano alta qualità a prezzi competitivi, ma per il momento non ho ancora avuto l’occasione di provarli.
  1. Cosa pensi del lavoro a maglia?

Diciamoci la verità: il lavoro a maglia è spesso visto come un’attività da zitellone attempate e in generale non è molto sexy. Però anche se le colleghe mi prendono in giro, vedo sempre la scintilla di invidia quando arrivo in ufficio con l’ennesima realizzazione fatta a mano.

Attualmente lavoro in un ufficio nel settore del commercio estero e la quasi totalità delle mie mansioni vengono svolte a computer o al telefono. Quindi anche quando la mole di lavoro è notevole, a me sembra sempre di non fare nulla. Quello che mi piace del lavoro a maglia è il fatto di poter « fabbricare » qualcosa, di produrre, e non c’è nulla che mi dia più soddisfazione che vedere il lavoro che cresce sui ferri.

Inoltre mi piace moltissimo l’idea di fare qualcosa di unico, che possiedo solo io e che è fatto dalle mie manine.

E per finire, da sognatrice quale sono, mi piace moltissimo sferruzzare perché mentre le mani vanno, la mente inizia a frullare a tutto spiano e mi ritrovo a “rifare il mondo”, come dicono i miei amici di qua dall’Alpe 😉

Spero di leggere le risposte a questo tag su altri blog italiani!

A presto!