Citazione

Nurmilintu, nurmilintu delle mie brame, chi è la knitter più tonta del reame?

Le billet en français ne saurait pas tarder 🙂

Immagino che vi stiate chiedendo dove io sia mai andata a finire. Vi sarete dette: ecco, passata subito la smania da blogger, ha scritto qualche mese ma magari non sta neanche più sferruzzando.

E lo so che non sono stata per nulla assidua in questa transizione tra la fine di un brevissimo inverno e l’inizio di una primavera capricciosa. Ho un sacco di ritardo non solo sul mio blog ma anche su quelli che abitualmente leggo, su instangram… Allora, cosa è successo? Ho smesso di fare la maglia?

Ovviamente no, anzi.
Però con il Signor Kapusta siamo stati parecchio in giro tra canali…

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E laghi alpini…

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Ovviamente mi sono portata il mio fido astuccio della maglia, ma anche il mio Kindle.

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Così, en passant, vi dico che se non avete letto la quadrilogia della Ferrante, DOVETE ASSOLUTAMENTE LEGGERLA! Questo è un blog di maglia, quindi non ve ne parlerò nel dettaglio, diro solamente che questa serie di quattro romanzi mi ha definitivamente riconciliata con tanti aspetti della mia italianità di provincia e mi è rimasta nel cuore non tanto per i personaggi numerosi e molto umani che la popolano, quanto per il fatto di essere riuscita a mettere delle parole su stati d’animo, esperienze e sensazioni che non ero mai riuscita a definire.

Ma torniamo a noi. Cosa ho sferruzzato mentre mi bevevo con avidità queste 1700 pagine?

A metà gennaio circa, una delle mie colleghe preferite in assoluto, ci ha annunciato il suo imminente pensionamento. Che tristezza.
Per lasciarle un segno del mio affetto, ho deciso di farle uno scialle nel suo colore preferito, il viola. La scelta del modello è ricaduta sul Nurmilintu di Heidi Alander, bellissimo scialletto già oggetto di svariati KAL e disponibilite gratuitamente su Ravelry (e cosa vuoi di più dalla vita?!).
Per quanto riguarda la lana invece, ho operato una scelta per me inedita, ovvero la “Dans les bras d’Hortense“, un bel fingering misto cachemire, seta ed alpaga della bravissima e simpaticissima Fée fil.

Le difficoltà sono iniziate immediatamente: avendo trovato una sostituta in azienda, il pensionamento è stato anticipato di due mesi: panico! Ho ricevuto la matassa solo una decina di giorni prima della partenza.

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Sbobinare il tutto è stata un’impresa abbastanza tragicomica, che ha riscosso molto successo su instagram.

 

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Poi ho attaccato a montare i punti, ma altro intoppo: il modello in francese presenta un errore sin dal secondo ferro di montaggio. “Fa e disfa l’è tut un laurà” mi diceva la mia nonna. E iniziano i primi sudori freddi.

 

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Una volta capito il meccanismo di aumenti e diminuzioni che gli conferisce quella bella forma arcuata, la sfida maggiore era rappresentata dal pizzo. Già… il pizzo. Come dicevamo? “Fa e disfa l’è tut un laurà”. E fai. E disfa. E fai. E disfa. E fai. E disfa.

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A quanti tentativi siamo arrivati?

Dopo svariate crisi isteriche, accidenti al Signor Kapusta che cercava di calmarmi (“Non mi dire che devo stare calma, non ridere, ti sembra che ci sia da ridere? No, non mi calmo. Non voglio un massaggio. Non mi calmooooooo”), lacrime e sangue, ho preso la saggia decisione di lascar perdere il pizzo ma, avendo paura di ottenere con una sola matassa uno scialle troppo piccolo, ho aggiunto un piccolo gomitolo di alpaga Plassard color melanzana.

 

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Di fatto forse mi sarebbe bastata la matassa perché il risultato finale è molto più grande dell’originale e molto avvolgente.

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Nonostante i miei sforzi non sono per nulla soddisfatta del risultato, le finiture sono terribili, a partire dal bind off che ho dovuto modificare dopo una decina di cm senza riuscire a recuperare la parte già intrecciata.

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Allora cosa è successo con questo maledettissimo Nurmilintu?
Non ve lo saprei proprio dire, di fatto sono cosciente che questo scialle non rappresenti assolutamente una difficoltà tecnica elevata, eppure mi ha messa a dura prova.Ho avuto qualche momento di sfortuna (tipo quando mi si è spezzato il filo in un punto e ho dovuto disfare circa 20 ferri per recuperare il buco), ma nel complesso penso di essere semplicemente in un periodo di estrema stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Siccome la mia cara collega è andata in pensione e non è stata sostituita, io ho ricevuto un carico extra di lavoro. Inoltre tutti i nostri fine settimana fuori porta sono stati bellissimi, ma non hanno di certo contribuito a recuperare sonno e fatica accumulati.

Quindi che dire? Nulla, se non che di sicuro più in là ci riprovero perché mio caro Nurmilintu, mi sei rimasto proprio di traverso. Nel frattempo però rientro nella mia zona di confort e riprendo un paio di progetti che avevo abbandonato per poter finire in tempo il regalo della mia amica. Ho bisogno di ritrovare il piacere di lavorare a maglia, perché vi confesso che ogni volta che prendevo in mano l’astuccio in cui ripongo i lavori in corso, mi venivano i sudori freddi e in qualche occasione ho anche allegramente scantonato strisciando a letto con le galline 😀

E voi vi siete già cimentate con il Nurmilintu? Qual è stata la vostra difficoltà principale, se ne avete riscontrate? Qual è stato il vostro progetto più spinoso?

Un abbraccio e a presto

 

 

 

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