Citazione

E tu, perché lavori a maglia?

Prendo spunto per questo post da un video assolutamente geniale che ho trovato qualche giorno fa bighellonando in rete:

Il video è questo  e si trova sul canale Very Pink Knits.

Very pink è anche un sito internet e un blog, creato dalla briosa texana Staci, knit designer ed insegnante di maglia.

Il suo sito e il suo canale youtube sono ricchi di tutorials e spunti interessanti per le principianti ma non solo, l’unico punto sfavorevole per le sferruzzatrici italiane è che occorre masticare l’inglese.

Ma veniamo a noi. Nel video viene posta a diverse persone la domanda seguente: “Perché lavori a maglia?

Le risposte date dai personaggi intervistati sono davvero disparate: dalla signora che inizia a sferruzzare all’indomani del suo divorzio per non ricominciare a fumare, al ragazzino bullizzato che trova nel lavoro a maglia il suo rifugio, alla ragazza che altrimenti diventerebbe pazza con il marito e i suoi due pargoli!

Ma di fatto, ognuno ha la sua ragione per amare il lavoro a maglia.

Come vi ho raccontato nel mio primo post, per me il lavoro a maglia risponde al bisogno di creare e di compensare una dimensione quotidiana troppo intellettuale ed astratta. Non mi stancherò mai di dirlo, ma per me è quasi una magia come a partire da un singolo filo si possa arrivare a creare capi con forme e finiture diverse a seconda della nostra abilità e della nostra fantasia. Ammettiamolo, altrimenti non rimarremmo alzate fino ad ore improponibili solo per arrivare alla prossima serie di diminuzioni oppure al cambio di colore, come avrebbe detto il saggio “per vedere di nascosto l’effetto che fa”!

Poi diciamocelo, entrare in un negozio di lane e affondare prima gli occhi e poi le mani in tutti quei gomitoli colorati è bellissimo! Lo stesso effetto me lo fanno solo le librerie, ma per motivi ovviamente diversi!

Inoltre la funzione terapeutica del lavoro a maglia è innegabile: lavorare a maglia vi obbliga a concentrarvi su qualcosa, se scegliete dei modelli complicati sarete obbligate a liberare la mente e dedicare tutta la vostra attenzione al motivo da realizzare per non fare errori. Personalmente trovo inoltre che la ripetizione meccanica di punti e ferri uno dopo l’altro abbiano quasi la stessa funzione di un mantra. Il mio amato (che d’ora in poi per comodità chiameremo Signor Kapusta) una volta mi si è appollaiato sulla spalla e dopo avermi osservato per qualche minuto di fila mi ha chiesto: “Ma il lavoro a maglia è molto monotono, a cosa pensi mentre sferruzzi?”: è appunto quello il fatto! Ripetere sempre lo stesso movimento sortisce su di me lo stesso effetto della meditazione zen, mi calma e mi rilassa, riporta la respirazione ad un ritmo normale e riesce ad allontanare lo stress (certo, quando non faccio cadere qualche maglia in posizione fatale, come sopra ad un aumento o diminuzione oppure se non mi rendo conto che è da 40 ferri che sto sbagliando a contare gli aumenti e devo quindi disfare tutto!! :D). Certe volte, poi, quando ho avuto qualche conflitto al lavoro o quando ho avuto qualche incomprensione con le amiche, mentre lavoro a maglia riesco a ripercorrere l’accaduto e a rimetterlo in ordine geometrico, proprio come la trama del lavoro che sto realizzando.

Studi scientifici inoltre dimostrano come lavorare a maglia costituisca un’ottima ginnastica per il cervello, addirittura una vera e propria terapia per alcuni decorsi post-operatori!

Un altro motivo per cui si lavorava a maglia nel passato era la necessità: si la necessità, avete capito bene. Oggi noi sferruzziamo per sfizio, per fantasia, per occupare le serate e i weekend e per noi l’acquisto di strumenti e materia prima è un frivolo passatempo. La mia nonna però lavorava a maglia perché, prima dell’avvento del prêt-à-porter, la possibilità di acquistare dei capi di abbigliamento era riservata alle persone abbienti; le classi sociali più basse invece si arrangiavano come potevano, fabbricavano vestiti spesso con filati e tessuti di recupero e rammendavano e adattavano i capi fino a quando questo era possibile (già, le toppe non le hanno inventate gli hipster! :-P). E ricordiamoci che fino al miracolo economico la classe media in Italia non esisteva, quindi questo modus operandi rappresentava quello della grande maggioranza della popolazione inurbata e non.
Oggi ovviamente questo tipo di esigenza non esiste più, poiché la società dell’ultraconsumo ha democratizzato moltissimo l’accesso a categorie  di prodotti che in passato non tutti potevano appunto permettersi. La simpatica conseguenza in ogni caso è che le nostre mamme, zie e nonne hanno potuto trasmetterci questo sapere e questa passione, ben prima che Youtube ci insegnasse a consultare i tutorials online!

Per quanto mi riguarda poi, da qualche mese a questa parte ho scoperto anche la funzione sociale del lavoro a maglia! Infatti prima non avevo idea del fatto che ci si potesse ritrovare in gruppo per sferruzzare tutte insieme, scambiarsi idee e tecniche, condividere modelli e consigli. È pure vero che i Knit Cafè (o Café Tricot in Francia) non hanno inventato nulla, perché da ben prima dei nostri tempi le donne hanno sempre usato riunirsi per condividere la loro abilità. E non sto parlando solo delle nonne che nelle corti di campagna si trovavano intorno al fuoco a sferruzzare o ricamare. Ma ad esempio di questo:

Portrait à la campagne di Gustave Caillebotte
Portrait à la campagne di Gustave Caillebotte

Però diciamocelo chiaramente: quando arrivate in una nuova azienda o vi presentano agli amici del nuovo fidanzato, non esordite dicendo: “Ehi, io sono una sferruzzatrice seriale, ti va mica di venire al parco a mettere insieme una ventina di ferri sabato prossimo?!”. Non è una questione di pudore, è semplicemente una rilevazione statistica. Io ci ho messo un paio di anni prima di dire timidamente al lavoro che stavo sferruzzando una sciarpa da regalare al Signor Kapusta per Natale e tra tutte le mie colleghe, una sola mi è saltata con le braccia al collo dicendo che se volevo poteva portarmi nel suo negozio di lane preferito vicino all’ufficio. Internet ha reso davvero le cose molto più facili ed accessibili.

E poi c’è un’ultima, suprema ed indiscutibile ragione per cui lavoriamo a maglia. Lavorare a maglia ci rende felici.
Che scoperta! Nessuno si autoinfliggerebbe tendiniti, ore di sonno perse e rimorsi per aver speso ancora in una matassa da accatastare insieme alle altre, se il sentimento che si prova quando si ultimano le finiture di un capo e lo si indossa non fosse di pura gioia! Eppure mentre riflettevo sulle ragioni da elencare in questo post, questa che è quella più ovvia e lampante, non è certo la prima ad essermi venuta in mente!

E tu, là fuori dallo schermo, perchè lavori a maglia?

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4 pensieri su “E tu, perché lavori a maglia?

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