Le presentazioni e uno Knit Tag

Le presentazioni e uno Knit Tag

E’ da un po’ che mi frulla in testa l’idea di aprire un blog di lavoro a maglia. Perché? E perché no?

Intanto perché lavoro a maglia da tantissimo tempo e per tantissimo tempo non mi è stato possibile scambiare consigli ed esperienze con nessuno che non fossero mia mamma e la mia vecchia zia, che in quanto a gusti sono rimaste ferme agli anni Sessanta. Invece poi è arrivato il magnifico mondo di internet, che ha democratizzato l’accesso alla cultura e al sapere in tutte le sue forme e da cui ho imparato tanto e continuo a prendere moltissimi spunti.
Poi perché sono italiana ma vivo in Francia da ormai qualche annetto e devo dire che qui il tricot è tutta un’altra cosa: i modelli disponibili, le iniziative a favore della maglia, la diffusione di mercerie e marchi disponibili… Insomma, mi sono detta che potrebbe essere simpatico per chi passerà di qua, avere delle dritte su quello che si fa al di là delle Alpi (per me al di qua J ), soprattutto per le persone che non riescono a leggere il francese, e che di sicuro sarà per me una bella esperienza condividere altri spunti e imparare tanto.

I marchi di cui parlerò forse non sono tutti disponibili online, ma se qualcuna passa di qua in vacanza potrà di sicuro rifornirsi e fare qualche bella scoperta. E soprattutto, visto che io dall’Italia non passo spesso, potrà essere per me un modo per tenermi aggiornata su quello che accade in Italia nella gomitolosfera!

Per rompere il ghiaccio ho pensato di tradurre un tag che è girato parecchio questa primavera nella gomitolosfera francese e che è stato lanciato dalla giovane e brava knitter Jaenelle del blog A l’Estudiantine, ricco di spunti divertenti ed utili.

Si consideri taggata qualsiasi sferruzzatrice che passa da queste lande ora e sempre!

  1. Quanto tempo dedichi ogni giorno al lavoro a maglia?

E’ molto difficile rispondere perché ci sono settimane in cui non riesco a toccare ferri e settimane in cui ogni sera al ritorno dal lavoro, dopo aver sbrigato le incombenze domestiche e sfamato la dolce metà, mi attacco al lavoro e vado avanti finché mi cala la palpebra. Quando sono in vacanza da mia madre poi, sono capace anche di passare intere giornate a sferruzzare da quando mi alzo la mattina fino a quando vado a letto. Certo è che mi sembra sempre che il tempo non mi basti mai per finire tutti i miei lavori e consumare tutti i gomitoli che non resisto mai alla tentazione di comprare.

  1. Qual è la tua lana preferita? Perché?

Mediamente a livello di resa preferisco i filati leggeri (DK) o medi (Aran), anche se spesso mi capita di lavorare con ferri più grossi. E’ chiaro che con i ferri da 8 mm un golfino o un pullover sono velocissimi da realizzare, ma la vestibilità dei filati grossi non mi è sempre congeniale.

  1. Con quali ferri lavori più spesso?

In tutta la mia carriera da sferruzzatrice non ho ancora mai provato i ferri circolari, che negli ultimi anni sono diventati tanto alla moda (o forse lo sono sempre stati, ma mia mamma, mia zia e mia nonna non li utilizzavano e all’epoca non esisteva internet!). Possiedo ferri di svariate marche, sia in metallo, che in bambù (materiale altrettanto alla moda nella gomitolosfera) che in plastica. Devo dire che contrariamente a molte sferruzzatrici quelli che preferisco sono i cari vecchi ferri di metallo anodizzato della nonna, perché sono quelli su cui il lavoro mi sembra scorrere maggiormente e sono pure quelli più economici.

  1. Attualmente quanti gomitoli hai in stock?

Arg. Molti. Troppi. DECISAMENTE troppi.

Avete presente quel ritornello: « Adesso non compro più filati finché non ho esaurito il mio stock. Facciamo la metà dello stock »?! Che poi inevitabilmente finisce con: « Va beh, dai. E’ l’ultima volta, giuro l’ultima, ma è troppo bello per non comprarlo ».

Il vantaggio però è che ogni volta che compro dei nuovi filati, lo faccio solo se ho già un progetto preciso in mente e quindi l’acquisto è mirato. Questo mi permette almeno di candeggiarmi parzialmente la coscienza, perché mi dico che prima o poi (Quando sarò in maternità? Quando sarò in cassa integrazione? Quando sarò in pensione? :-D) inizierò tutti i progetti che ho in mente e faro fuori quelle due borse enormi di gomitoli.

  1. Qual è la tua marca di filati preferita? Perché?

Statisticamente direi Phildar e Bergère de France, due marchi che qui in Francia vanno per la maggiore. Ma la ragione è unicamente che sono i più facilmente reperibili e quelli che propongono un gran numero di modelli ad ogni stagione (anche se l’offerta di Bergère negli ultimi anni è diventata davvero noiosa e poco giovanile).

Una marca che ho scoperto l’inverno scorso e di cui sono diventata assolutamente fan è We Are Knitters: la qualità dei filati è eccelsa, inoltre, anche se a prima vista il costo è elevato, si tratta di gomitoloni lunghissimi (per esempio il Pima Cotton da 100gr misura 212m per 8,95 € a prezzo pieno), quindi a mio parere il rapporto qualità/quantità/prezzo non è esagerato. Più tardi dedicherò sicuramente un post a questa marca, che secondo me ha avuto una strategia di comunicazione vincente.

  1. Ferri circolari o ferri a doppia punta?

Non ho mai provato né gli uni né gli altri (vergogna!). Per il momento preferisco sferruzzare serenamente con i miei ferri dritti e cucire laddove necessario, ma di sicuro questo deriva dal fatto che la complessità dei lavori che ho eseguito sino ad ora non richiedeva l’utilizzo di altri strumenti. Sappiate che nella mia borsa da lavoro ci sono sia i circolari sia i ferri a doppia punta, ma attendo il ritorno della stagione fredda per lanciarmi in progetti che mi consentano di sperimentarli.

  1. Hai già creato dei modelli? Se si quali?

Quando ero più giovane, fondamentalmente fino a prima di venire a vivere in Francia, non ho MAI seguito un modello. Realizzavo sciarpe, scalda-colli e borsette assolutamente ad occhio ed è così ad esempio che mi sono lanciata in dei timidissimi jacquard senza avere la benché minima base tecnica. La verità è che ci ho messo, tantissimo tempo, a dirmi che oltre a fare pezzi quadrati e rettangolari, imparare a fare aumenti e diminuzioni non mi avrebbe procurato un aneurisma cerebrale. In compenso da quando ho iniziato a lavorare maglioncini ed affini, non ho più potuto fare a meno del pattern. Spesso poi mi capita di personalizzare i modelli e accorciarli o allungarli a mio gusto, ma per il momento non mi sento ancora sufficientemente a mio agio con i ferri per lanciarmi in peripezie spericolate.

  1. Quale metodologia legata all’arte della lana ti piacerebbe imparare? (uncinetto, filatura, tessitura…?)

Per il momento il mio grosso obiettivo è imparare l’uncinetto. Per anni l’ho snobbato, sia perché lo strumento non soddisfa il mio gusto estetico (l’uncinetto è bruttarello, poverino, e poi assomiglia tantissimo ad uno strumento di tortura medievale), sia perché ho sempre associato l’uncinetto ai centrini démodé che mia mamma sferruzzava negli anni Ottanta.

Da quando è nato il mio primo e per ora unico nipotino però, mi è venuta voglia di imparare per potergli fare degli amigurumi. Inoltre mi piacerebbe saper fare dei piccoli oggetti con cui personalizzare le mie realizzazioni, come ad esempio dei fiori da utilizzare a mo’ di spilla).

  1. Cosa è peggio secondo te: un filo che si sdoppia oppure rendersi conto che si è fatto un errore 20 ferri prima?

Sono un po’ indecisa perché il filo che si sdoppia è una bella rottura, soprattutto perché ho notato che i fili che si sdoppiano hanno anche la fastidiosa tendenza ad agganciarsi in uncini e sporgenze varie con effetti deleteri sul capo finito (va bene, lo ammetto: alle volte sono maldestra, il che non aiuta certo!). Però credo che l’errore 20 ferri prima sia la cosa peggiore delle due. Soprattutto su certi lavori con motivi particolari. Poi io che sono psicorigida all’inverosimile non sono capace di far finta di niente. I casi sono due: o abbandono il lavoro a maglia in fondo ad un cassetto sperando che si autodistrugga, oppure vengo colta da un raptus iconoclasta, disfo tutto e riparto da capo (una volta mi è capitato di rimanere sveglia fino alle 4 della mattina per un problema simile…).

  1. Con quale filo stai lavorando in questo momento?
    In questo momento ho tre lavori sui ferri:
  1. Il Laguna Sweater di WAK lavorato con il Pima Cotton
  2. Un maglioncino dal taglio morbido di Phildar in Fil Cabotine e Phil Star (che non posso linkare perché è ormai andato fuori produzione)
  3. Una sciarpa per un regalo di natale in Angel di Bergère de France (non posto il link perché si tratta di una sorpresa e la destinataria non deve ovviamente sapere 😛 )
  1. Quale marca di filato di piacerebbe provare?
    Ho sentito parlare molto dei filati Drops, che coniugano alta qualità a prezzi competitivi, ma per il momento non ho ancora avuto l’occasione di provarli.
  1. Cosa pensi del lavoro a maglia?

Diciamoci la verità: il lavoro a maglia è spesso visto come un’attività da zitellone attempate e in generale non è molto sexy. Però anche se le colleghe mi prendono in giro, vedo sempre la scintilla di invidia quando arrivo in ufficio con l’ennesima realizzazione fatta a mano.

Attualmente lavoro in un ufficio nel settore del commercio estero e la quasi totalità delle mie mansioni vengono svolte a computer o al telefono. Quindi anche quando la mole di lavoro è notevole, a me sembra sempre di non fare nulla. Quello che mi piace del lavoro a maglia è il fatto di poter « fabbricare » qualcosa, di produrre, e non c’è nulla che mi dia più soddisfazione che vedere il lavoro che cresce sui ferri.

Inoltre mi piace moltissimo l’idea di fare qualcosa di unico, che possiedo solo io e che è fatto dalle mie manine.

E per finire, da sognatrice quale sono, mi piace moltissimo sferruzzare perché mentre le mani vanno, la mente inizia a frullare a tutto spiano e mi ritrovo a “rifare il mondo”, come dicono i miei amici di qua dall’Alpe 😉

Spero di leggere le risposte a questo tag su altri blog italiani!

A presto!

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5 pensieri su “Le presentazioni e uno Knit Tag

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