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Nurmilintu, nurmilintu delle mie brame, chi è la knitter più tonta del reame?

Le billet en français ne saurait pas tarder 🙂

Immagino che vi stiate chiedendo dove io sia mai andata a finire. Vi sarete dette: ecco, passata subito la smania da blogger, ha scritto qualche mese ma magari non sta neanche più sferruzzando.

E lo so che non sono stata per nulla assidua in questa transizione tra la fine di un brevissimo inverno e l’inizio di una primavera capricciosa. Ho un sacco di ritardo non solo sul mio blog ma anche su quelli che abitualmente leggo, su instangram… Allora, cosa è successo? Ho smesso di fare la maglia?

Ovviamente no, anzi.
Però con il Signor Kapusta siamo stati parecchio in giro tra canali…

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E laghi alpini…

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Ovviamente mi sono portata il mio fido astuccio della maglia, ma anche il mio Kindle.

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Così, en passant, vi dico che se non avete letto la quadrilogia della Ferrante, DOVETE ASSOLUTAMENTE LEGGERLA! Questo è un blog di maglia, quindi non ve ne parlerò nel dettaglio, diro solamente che questa serie di quattro romanzi mi ha definitivamente riconciliata con tanti aspetti della mia italianità di provincia e mi è rimasta nel cuore non tanto per i personaggi numerosi e molto umani che la popolano, quanto per il fatto di essere riuscita a mettere delle parole su stati d’animo, esperienze e sensazioni che non ero mai riuscita a definire.

Ma torniamo a noi. Cosa ho sferruzzato mentre mi bevevo con avidità queste 1700 pagine?

A metà gennaio circa, una delle mie colleghe preferite in assoluto, ci ha annunciato il suo imminente pensionamento. Che tristezza.
Per lasciarle un segno del mio affetto, ho deciso di farle uno scialle nel suo colore preferito, il viola. La scelta del modello è ricaduta sul Nurmilintu di Heidi Alander, bellissimo scialletto già oggetto di svariati KAL e disponibilite gratuitamente su Ravelry (e cosa vuoi di più dalla vita?!).
Per quanto riguarda la lana invece, ho operato una scelta per me inedita, ovvero la “Dans les bras d’Hortense“, un bel fingering misto cachemire, seta ed alpaga della bravissima e simpaticissima Fée fil.

Le difficoltà sono iniziate immediatamente: avendo trovato una sostituta in azienda, il pensionamento è stato anticipato di due mesi: panico! Ho ricevuto la matassa solo una decina di giorni prima della partenza.

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Sbobinare il tutto è stata un’impresa abbastanza tragicomica, che ha riscosso molto successo su instagram.

 

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Poi ho attaccato a montare i punti, ma altro intoppo: il modello in francese presenta un errore sin dal secondo ferro di montaggio. “Fa e disfa l’è tut un laurà” mi diceva la mia nonna. E iniziano i primi sudori freddi.

 

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Una volta capito il meccanismo di aumenti e diminuzioni che gli conferisce quella bella forma arcuata, la sfida maggiore era rappresentata dal pizzo. Già… il pizzo. Come dicevamo? “Fa e disfa l’è tut un laurà”. E fai. E disfa. E fai. E disfa. E fai. E disfa.

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A quanti tentativi siamo arrivati?

Dopo svariate crisi isteriche, accidenti al Signor Kapusta che cercava di calmarmi (“Non mi dire che devo stare calma, non ridere, ti sembra che ci sia da ridere? No, non mi calmo. Non voglio un massaggio. Non mi calmooooooo”), lacrime e sangue, ho preso la saggia decisione di lascar perdere il pizzo ma, avendo paura di ottenere con una sola matassa uno scialle troppo piccolo, ho aggiunto un piccolo gomitolo di alpaga Plassard color melanzana.

 

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Di fatto forse mi sarebbe bastata la matassa perché il risultato finale è molto più grande dell’originale e molto avvolgente.

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Nonostante i miei sforzi non sono per nulla soddisfatta del risultato, le finiture sono terribili, a partire dal bind off che ho dovuto modificare dopo una decina di cm senza riuscire a recuperare la parte già intrecciata.

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Allora cosa è successo con questo maledettissimo Nurmilintu?
Non ve lo saprei proprio dire, di fatto sono cosciente che questo scialle non rappresenti assolutamente una difficoltà tecnica elevata, eppure mi ha messa a dura prova.Ho avuto qualche momento di sfortuna (tipo quando mi si è spezzato il filo in un punto e ho dovuto disfare circa 20 ferri per recuperare il buco), ma nel complesso penso di essere semplicemente in un periodo di estrema stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Siccome la mia cara collega è andata in pensione e non è stata sostituita, io ho ricevuto un carico extra di lavoro. Inoltre tutti i nostri fine settimana fuori porta sono stati bellissimi, ma non hanno di certo contribuito a recuperare sonno e fatica accumulati.

Quindi che dire? Nulla, se non che di sicuro più in là ci riprovero perché mio caro Nurmilintu, mi sei rimasto proprio di traverso. Nel frattempo però rientro nella mia zona di confort e riprendo un paio di progetti che avevo abbandonato per poter finire in tempo il regalo della mia amica. Ho bisogno di ritrovare il piacere di lavorare a maglia, perché vi confesso che ogni volta che prendevo in mano l’astuccio in cui ripongo i lavori in corso, mi venivano i sudori freddi e in qualche occasione ho anche allegramente scantonato strisciando a letto con le galline 😀

E voi vi siete già cimentate con il Nurmilintu? Qual è stata la vostra difficoltà principale, se ne avete riscontrate? Qual è stato il vostro progetto più spinoso?

Un abbraccio e a presto

 

 

 

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Happy knitter… and happy friends!

E siccome non mi sono dimenticata della promessa fatta, ecco una piccola carrellata dei regali fatti per natale indossati dai miei meravigliosi modelli 🙂

Disclaimer: nessun amico è stato sfruttato o maltrattato per ottenere coercitivamente un selfie 🙂

 

Et puisque je n’ai pas oublié la promesse faite, voici une petite compilation des cadeaux faits à Noël portés par mes merveilleux modèles 🙂

Limitation de responsabilité :  aucun amis n’a été exploité ou maltraité pour obtenir un selfie de façon coercitive 🙂

 

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Avrete capito che quest’anno è stato l’anno delle nappe, con cui ho decorato quasi tutto 😉

Vous aurez compris que cette année a été l’année des glands, avec lesquels j’ai accessoirisé presque tous mes cadeaux 😉

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Un inverno a tutta maglia :)

Mi fanno giustamente notare che ultimamente sono poco presente in queste lande e in effetti devo dire che nelle ultime settimane il mio tran tran magliesco si è svolto molto nella vita reale e molto poco nella vita virtuale.

Tutto questo è un bene, perché sto sferruzzando tanto, sto imparando delle nuove tecniche o affinandone altre che conoscevo in maniera approssimativa, sto coltivando momento sociali ed incontri. Però in effetti è bene che esca dal mio letargo bloggesco e vi racconti qualcosa 🙂

Tra la fine di gennaio ed oggi sono stata ad un paio di eventi davvero carini.

Il primo è stato il nono Apéro Tricoteurs. L’Apéro Tricoteurs è un appuntamento che ritorna con scadenza trimestrale su iniziativa di Jakecii e che vorrebbe riunire gli uomini che lavorano a maglia. Per quello che mi riguarda si trattava della seconda partecipazione e devo dire che purtroppo gli uomini si fanno desiderare.
In compenso entrambe le volte sono stata contenta di avere un’occasione per incontrare altre appassionate di maglia, di ritrovare facce note, di conoscere di persona delle blogger più o meno note sulla scena parigina. Insomma, una bellissima iniziativa, che inoltre questa volta mi ha permesso di scoprire un bar adorabile a poche fermate di metro da casa mia.

Il secondo evento a cui ho partecipato invece è stata la seconda edizione della 24 ore di maglia presso Truffaut, un’occasione per sferruzzare in compagnia per una buona causa: lo scopo era realizzare il maggior numero possibile di sciarpe per la fondazione Abbé Pierre, che offre sostegno ai senza tetto. L’organizzazione dell’evento da parte di Truffaut (catena di negozi di giardinaggio molto popolare in Francia) è stata particolarmente curata e il contesto davvero gradevole; di contro però devo segnalare che è stato un gran peccato che il materiale fornito permettesse difficilmente di completare una sciarpa in poche ore. Alcune intrepide si sono premunite di ferri portati da casa e hanno sferruzzato per 10 o addirittura 14 ore, io dopo 4 ore ho battuto in ritirata e mi sono accontentata di lasciare il mio pezzo di sciarpa a qualche generosa sferruzzatrice che volesse completarlo.

Febbraio è anche il mese della più grande fiera di filati della regione parigina. Sto parlando dell’Aiguille en fête, che so essere conosciuta anche in Italia (ho sentito diverse voci italiane al salone). La mia amica della gomitolosfera Bebi mi aveva scritto a metà gennaio per chiedermi qualche dritta sul salone, le avevo allora stilato una lista delle mie preferenze. Ho pensato che, dopo essere stata al salone, potevo condividere con voi questa lista rivista e corretta.

In generale comunque si sa che sui saloni si va per spendere soldi, trovare qualche bella novità che solitamente non è disponibile in negozio, oppure per scoprire delle nuove aziende che magari non hanno una buona distribuzione a livello nazionale. Personalmente mi piace andarci per incontrare gli amici knitters e anche perché, nonostante a Parigi si abbia la fortuna di avere un sacco di prodotti a portata di mano, è pur sempre una bella comodità andare a fare scorte in un luogo in cui è riunita tutta l’offerta possibile.

Adesso però prometto che fino al prossimo CSF non compro niente 🙂

E’ una marca molto conosciuta in Francia. Fa un po’ di tutto, non solo maglia ma anche materiale per ricamo e cucito.
Per quanto riguarda i filati per la maglia ha sia misto sintetico che filati puri con un rapporto qualità prezzo che a volte mi pare leggermente sopra la media.
Rimane una buona casa di filati, la pecca è che spesso i suoi cataloghi sono un po’ Old Stile ed è sinceramente difficile trovare dei modelli simpatici da realizzare e portabili.
I loro stand non mi piacciono più di tanto perchè sono molto “impersonali”, si tratta di una grande industria in Francia, è un po’ come andare sullo stand della Mondadori al Salone del Libro per intenderci. Questa volta ho accuratamente evitato di avvicinarmici 🙂

DMC

Idem come Bergère, si tratta di una grande azienda, che oltretutto se non erro si trova tranquillamente anche in Italia (il sito è comunque disponibile anche in italiano).
Non ho testato molto di loro, solo un filato di cotone che però mi era piaciuto tanto!

In generale stanno cercado di svecchiare un po’ il loro look (tanto per dire, Myboshi è una loro iniziativa). Hanno una gamma abbastanza ampia con bei filati e belle gamme di colori.

Les éditions Eyrolles

Si tratta di una casa editrice specializzata in libri tecnici indirizzati ad un pubblico di professionisti o di appassionati.
Oltre a vari libri dedicati a cucito, maglia e crochet, propone una mini collana dedicata a come monetizzare il proprio blog e le proprie creazioni.

Ho sfogliato con molto interesse i loro libri di Amigurumi, ma siccome per il momento ho già uno stash per la maglia non indifferente, ho preferito essere saggia e passare oltre 🙂

Boutique Marie Claire

Va beh, Marie Claire è proprio un’autorità in materia, quindi non credo che necessiti di presentazioni 🙂

Eglantine et Zoé

Questa giovane azienda propone un concetto che di questi tempi va molto di moda: il kit.
La cosa interessante è che all’interno del kit avete il tessuto già tagliato, le istruzioni spiegate passo passo necessarie per realizzare il modello di vostra scelta e tutti i piccoli accessori di merceria (filo, chiusure lampo, bottoni a presisone…)

Posto che io non cucio (mi piacerebbe moltissimo imparare, ma per ora non ho tempo), il concetto mi pare interessante perchè in un kit c’è tutto e quindi si ha modo di capire se ci piace cucire senza investire troppo. I tesuti sono tutti di produwione europea, i modelli poi sono carini (beh, molto francesi, poi dipende dai gusti 😉 ) e soprattutto sono divisi per livello di difficoltà di realizzazione. Insomma, avrete capito che un pensierino ce l’ho fatto 🙂

Katia

I filati Katia li conosco solo di nome, non li ho mai testati.
Katia è una casa spagnola nata all’inizio degli anni Cinquanta a Barcellona.
La composizione dei filati è spesso di natura sintetica, il che ovviamente ci fa storcere un po’ il naso. In generale io apprezzo comunque il fatto che si tratti di filati originali dai colori vivi che rispecchiano la vivacità e il brio tipicamente spagnoli. Sono passata sul loro stand ma purtroppo era pieno di gente e quindi non ho potuto toccare con mano i gomitoli.
Segnalo in ogni caso che sul loro sito ci sono un sacco di modelli gratuiti, alcuni davvero spiritosi (per esempio a Natale avevo scaricato il presepio matrioshka amigurumi, che mi riservo di fare un giorno, quel giorno, il giorno in cui mi deciderò a prendere in mano seriamente un uncinetto).

La Maison Tricotée da quanto ho capito è un punto di riferimento per gli appassionati di maglia di Montréal. Si tratta di un apiccola azienda che distribuisce soprattutto delle lane artigianali. Potete curiosare sulla loro pagina Facebook per iniziare a simpatizzare con la loro atmosfera 🙂

La pelote parisienne

Ho scoperto questa azienda per caso su Facebook l’anno scorso. Mi sembra che occupino la fascia medio-alta, in ogni caso hanno dei prodotti davvero interessanti (provate a cercare il filato Guimauve ad esempio 🙂 ). In ogni caso ero sicura che andando all’AEF, sarei passata sul loro stand, e infatti non solo ci sono passata, ma non sono ripartita a mani vuote 🙂
La mia scelta è andata a due filati riciclati, l’ECOLORIAGE in framboise e l’ECODOUX in sapin.
Lang

Conoscete questa marca? Io la vedo sempre nel negozio vicino al mio ufficio, non l’ho ancora mai comprata, ma hanno delle lane bellissime (tutta la gamma di merino, le millecolori e il mohair a paillettes per esempio). In ogni caso Lang è una casa tedesca che punta molto sull’alta qualità dei propri filati. Sullo stand sono stata delusa di vedere che i filati che a me interessavano non erano esposti. La mia carta di credito in compenso ha tirato un sospiro di sollievo 🙂

Lil Weasel

Questa è senza dubbio una delle mercerie più belle di Parigi, una vera caverna di Alì Babà. Più che lo stand sul salone però (dove ci sono sempre un sacco di clienti e le ragazze non riescono ad essere disponibili per tutti), io consiglio di fare un salto nel loro punto vendita, che si trova a due passi dalle Halles. E’ davvero un paradiso, hanno tutti prodotti di buonissima qualità (filati Malabrigo, ferri Hiya Hiya, solo per citare due esempio a cui so che molti sono sensibili 🙂 ) ed è un piacere anche solo da guardare.

Lily Neige

Lily Neige è una di quelle aziende che mi piacciono un sacco. Si tratta di una piccola filatura dove tutta la produzione è tracciabile ed affidabile. Sul sito è tutto spiegato con tanto di foto delle loro adorabili bestiole, inoltre c’è anche la boutique online.
E’ un’azienda che mi sta molto simpatica e francamente a mio parere sono le aziende di questo tipo quelle per cui vale la pena andare ai saloni, perché quelle che hanno già un network distributivo solido si trovano tranquillamente in negozio o sui vari siti che fanno e-commerce tutto l’anno e senza bisogno di spostarsi da casa propria.
Devo ammettere che Lily Neige è stata la ragione per cui mi sono decisa alla fine ad andare al salone, per poter toccare con mano i loro gradient e le loro matasse che altrimenti non saprei proprio dove andare a vedere. Ho optato per un gradient che avevo adocchiato da tempo e che si chiama “Bouton de bambou” con cui mi farò questo bellissimo scialle e per la bellissima matassa che è un’esplosione di colori che vedete nella foto sotto.
L’Oisivethé (che prende il nome da un gioco di parole con la parola “oisiveté”, “oziosità”) è un altro dei punti di riferimento per gli amanti della maglia a Parigi, soprattutto perché vende la Madelinetosh 🙂
Da qualche tempo inoltre l’Oisivethé ha creato il proprio marchio di lana (La Bien Aimée) che rispecchia perfettamente lo stile del negozio, in sintonia con l’universo di Stephen West (che non a caso è stato il loro ospite di punta durante il salone): colori acidi e tinture sfumate il tutto intrecciato in scialli asimmetrici ed avvolgenti.
Ammetto di essere passata e ripassata davanti al loro stand con gli occhi ipnotizzati più e più volte, ma alla fine sono riuscita a riportarmi alla ragione e la mia carta di credito ha tirato un altro, profondo sospiro di sollievo 🙂

Phildar

Phildar è un po’ il supermercato della lana in Francia.
SI tratta di un marchio che vende in punti vendita monomarca. L’offerta è vastissima, hanno moltissimo acrilico ma i prezzi sono davvero competitivi e ogni anno buttano fuori un sacco di cataloghi e pubblicazioni, quindi è impossibile non trovare almeno un modello che piaccia. Detto ciò vale un po’ quello che ho scritto per Bergère sopra, cioè che andare su questi stand nei saloni è un po’ un peccato perché si tratta di prodotti che si trovano tutto l’anno sul sito (che effettua spedizioni anche all’estero) con promozioni anche frequenti, come ad esempio in questo momento.
Ovvio, quando si viene dall’estero forse il discorso cambia un po’ perchè c’è l’effetto novità 🙂

Plassard

Plassard è una casa di filati molto conosciuta in Francia, ma vi so segnalare solo questo, non ho mai comprato nulla di loro, nonostante ci siano diversi filati che mi attirano 🙂

Triscote

Loro non li conosco assolutamente ma hanno attirato la mia attenzione perché trovo che la maglia islandese sia bellissima anche se non mi sono mai cinmentata in niente di più che qualche timido jacquard.

Woolkiss

Questa marca invece la conosco bene 🙂
Lei è una ragazza giovane, si chiama Laure e l’ho anche conosciuta ad un paio di eventi/saloni. Onestamente non ha inventato nulla di stravolgente, nel senso che il suo concetto è rendere il tricot accessibile a tutti e quindi vende non solo filati e ferri, ma anche dei kit per realizzare scaldacolli, cappellini e guanti senza dita o moffole principalmente per le principianti. Recentemente ha inoltre lanciato il suo primo maglione. A me piace molto lo stile del suo sito e ho provato la sua lana cicciona (Cocon de douceur), che è morbidissssssssima. Poi va beh, si tratta di uno stoppino superbulky che ad occhio e croce farà un marea di pallini, ma lavorarlo è stato un piacere immenso e mia sorella mi ha invidiato un sacco lo scaldacollo a punto riso che mi sono fatta durante le vacanze di natale 🙂
Inoltre Laura ha anche scritto un libro che si chiama “Easy Tricot” che ha avuto un sacco di successo e che propone dei modelli interessanti soprattutto per le principianti.
E per finire, una foto del mio bottino di guerra 🙂

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Come vedete sono stata assolutamente ragionevole 🙂

Spero di avervi fatto fare qualche nuova scoperta e soprattutto spero, magari, di vedervi un giorno in occasione di una delle prossime edizioni dell’Aiguille en fête 🙂

 

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La maglia sentimentale secondo Alice Hammer

“Sentimental Tricot” in origine era una rubrica sul suo blog, poi è diventato un libro, uscito ufficialmente questa settimana per Glénat Créatif. Alice Hammer è una knitter e knit designer parigina e quando ho saputo che ha iniziato a lavorare a maglia “solo” 7 anni fa, sono rimasta molto stupita perché quello che esce dai suoi ferri è pura meraviglia.

L’universo di Alice è poetico, delicato, sentimentale appunto.

Sulla scena “tricot” francese tutti la conosco per il suo blog ma soprattutto per la sua boutique online dove è possibile comprare i pattern delle sue creazioni.

Quello che caratterizza il suo stile è il recupero delle tradizioni dell’arte della lana nord europea con una nota marcatamente contemporanea e un’accurata scelta di filati pregiati che impreziosiscono forme e motivi originariamente dedicati ad abiti da lavoro. Io, figlia della Lombardia degli anni Ottanta cresciuta con il valore del lavoro, non posso che amare questo accostamento.

Nel libro di Alice inoltre si parla molto di Irlanda, di isole Aran e di pescatori, e chi mi conosce da vicino non farà fatica a capire che c’è tutto quello che serve per farmi letteralmente sciogliere il cuore. Non sono una grande conoscitrice di libri di tricot (possiedo solo i grandi classici come Elizabeth Zimmermann): tutto quello che ho imparato l’ho imparato dalle donne della mia famiglia o da internet, ed è decisamente la prima volta in cui mi imbatto in un libro sulla maglia in cui non ci si limiti a dare indicazioni operative, ma si citino anche le circostanze storiche e sociali in cui si colloca l’ispirazione che ha dato vita al modello.

Per quanto riguarda la parte più squisitamente “tecnica” di questo libro, devo dire che raramente ho potuto leggere dei pattern spiegati in maniera così chiara e dettagliata.
Il volume racchiude 15 modelli seamless che spaziano tra maglioni, golf, uno scialle e alcuni cappelli. Ogni modello ha un nome molto evocativo. Tutti i modelli sono spiegati taglia per taglia, le griglie dei motivi sono declinate per ogni taglia, evitando così di dover ricorrere a fastidiosi calcoli supplementari, come spesso accade.

Come raccontavo sopra, Alice ha presentato ufficialmente il suo libro questa settimana con due date: il mercoledì 13 presso Anna Ka Bazaar e il sabato 16 da Les Tricoteurs Volants, merceria tenuta dal connazionale Enrico che per inciso è uno dei miei indirizzi di riferimento a Parigi. Non potevo mancare a quetsa seconda data e quindi, nonostante mi sia svegliata febbricitante, nonostante in queste occasioni io diventi di una timidezza imbarazzante, mi sono armata di aspirina e calzamaglia felpata e ho sfidato l’inverno parigino per andare ad accaparrarmi la mia copia firmata. Ovviamente, come sempre quando mi sento intimidita dagli eventi, ho iniziato a parlare a mitraglietta e dire cose sconclusionate assai. Ma l’importante è che ho potuto incontrare di persona Alice. Credo che la maggior parte delle sue fan siano andate alla presentazione di mercoledì sera, e così ho potuto approfittare della calma necessaria per scambiare qualche parola di persona con lei, che si è dimostrata molto simpatica e tollerante di fronte alla valanga di parole sconclusionate che ho prodotto. E così si è parlato di danza, di yoga, di infanzia e ovviamente di maglia. E io sono stata contenta di aver combattuto la mia voglia di infilare la testa sotto ai cuscini ed aver trascinato il mio didietro da Enrico.

Il libro al momento non è disponibile sullo store Amazon italiano, ma è possibile ordinarlo e verrete notificati quando sarà disponibile

 

 

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Nouvel an, mais moi, je suis toujours la même

En Italie, contrairement à la France, cela ne choque personne qu’on puisse présenter ses vœux de Bonne Année avant l’heure, surtout si on voit la personne peu avant les fêtes et qu’on sait pertinemment qu’on ne la reverra pas avant la Saint Sylvestre. Bref, je croyais que nous étions les champions de la superstition mais finalement on est en bonne compagnie 🙂

Donc j’arrive après Noël, après le Jour de l’An et après les Rois, pour vous dire que j’espère que vous avez passé de belles fêtes de fin d’année et que votre 2016 a bien commencé, que vous avez réussi à esquiver votre deuxième cousin infect, que vous avez évité la crise de foi et la débauche du lendemain, que le Père Noël vous a gâtés et que vous avez trouvé la fève dans la galette ! 🙂

Moi, qui ait passé une très grande partie de ma vie à faire des bilans, je n’ai pas très envie d’en dresser un pour l’année qui vient de se terminer et je n’ai pas non plus le désir de formuler des desiderata ni de bonnes résolutions pour 2016. Je cultive intimement le seul espoir que ce sera une année sereine, une année de paix et de lumière, qui irradie nos cœurs et nos journée et je souhaites à vous tous de vous éclore et boire la vie à pleines gorgées.

Pour ce qui me concerne, les fêtes sont passées dans la détente totale, dans l’intimité de chez ma mère avec mon gynécée humain et canin, avec des incursions très appréciées de mon petit neveu (7 mois de cuisses grassouillettes, gros yeux bleu et gros sourires édentés qui font littéralement fondre le cœur) e quelques sorties avec les amis les plus proches.

C’est passé pas trop vite, pas trop lentement,

On a mangé, pas trop, pas trop peu.

On a beaucoup tricoté, on a fait des câlins (avec Paolo), on a joué avec les chiens.

C’était bien 🙂

J’ai même réussi à réaliser après beaucoup de temps un rêve, celui de rencontrer enfin, après 20 ans, ma correspondante avec qui nous avons partagé des années entières de correspondance très soutenue à cheval de l’adolescence. J’ai aussi eu l’immense plaisir de commencer l’année avec elle, en papotant en toute simplicité comme deux vieilles copines qui ont pris l’apéro la veille, comme si elle ne faisaient que ça depuis 20 ans.

Et moi ? Moi, je suis toujours la même, avec quelques centimètres de cernes en plus puisque je n’ai pas encore rattrapé le sommeil “perdu” en bavardages, quelques centimètres de taille en plus puisque comment fait-on pour dire non à une pizza même en période de Noël, et puis plus que quelques centimètres en plus de tricot, étant donné que pendant les vacances j’ai non seulement terminé mes cadeaux de Noël mais aussi fait quelques petits trucs pour moi et ai commencé à tricoter en rond (aussi bien avec les circulaires qu’avec les aiguilles doubles pointes).

Et maintenant c’est partiiiii, allons tricoter ce 2016 !

Et vous, avez-vous passé de belles vacances de Noël ? Avez-vous tricoté ? Vos knit-cadeaux ont été appréciés ?

Et pour finir une mini grattouille sur le ventre 🙂

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Anno nuovo, ma io sempre la stessa

In Francia è buona norma non fare gli auguri di Buon Anno prima del 1° gennaio, perché altrimenti porta sfortuna. E dire che pensavo che in quanto a superstizioni, noi li battessimo tutti 🙂

Quindi arrivo dopo Natale, dopo Capodanno e anche dopo l’Epifania, a dirvi che spero che abbiate passato delle belle feste di fine anno e che il 2016 sia iniziato bene, che siate riusciti a schivare il parente serpente di turno, abbiate evitato l’indigestione e i postumi alcolici, che Babbo Natale sia stato generoso con voi e che la Befana vi abbia riempito a dovere la calza (e magari anche passato un colpo di scopa in soggiorno, che non fa mai male) 🙂

Io, che ho passato una grandissima parte della mia vita a fare bilanci, non desidero tracciarne per l’anno concluso e non desidero neanche formulare desiderata o buoni propositi per il 2016. Coltivo intimamente la sola speranza che sia un anno sereno, di pace e di luce, che irradi i nostri cuori e le nostre giornate e auguro a tutti voi di sbocciare e bere la vita a pieni sorsi.

Per quanto mi riguarda, le feste sono passate in totale relax, nell’intimità di casa con il mio gineceo umano e canino, con incursioni graditissime del mio nipotino (7 mesi di cosciotte cicciotte, occhioni blu e sorrisoni sdentati che ti sciolgono il cuore) e qualche uscita con gli amici più stretti.

Il tempo è passato, non troppo in fretta, non troppo lentamente.

Abbiamo mangiato, non troppo, non troppo poco.

Abbiamo sferruzzato tanto, ci siamo fatti tante coccole e tante risatine, abbiamo giocato con i cani.

Sono anche riuscita a realizzare un sogno di tanto tempo fa, ed incontrare finalmente, dopo 20 anni, la mia amica di penna, con cui abbiamo condiviso anni di fittissima corrispondenza a cavallo dell’adolescenza. Ho inoltre avuto l’immenso piacere di iniziare l’anno con lei, chiacchierando con la naturalezza di due vecchie amiche che hanno preso un aperitivo la sera prima, come se da vent’anni non facessero altro 🙂

E io? Io sempre la stessa, qualche centimetro di occhiaie in più perché non ho ancora recuperato il sonno “perso” in chiacchiere, qualche centimetro di girovita in più perché come fai a dire di no alla pizza anche sotto Natale, e più di qualche centimetro di maglia in più, visto che in queste vacanze ho non soli finito i regali di natale ma anche fatto un paio di cosine per me e iniziato a lavorare in tondo (sia con i circolari che con i ferri con le doppie punte).

E adesso via, andiamo a sferruzzare questo 2016!

E voi, avete passato delle belle vacanze di Natale? Avete sferruzzato? I vostri regali magliosi sono stati apprezzati?

 

E per finire una grattatina di pancia non fa mai male 🙂

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Une découverte laineuse: Gomitoli’s

Il post in italiano si trova qui.

Dans la vie il arrive des fois… Il arrive des fois que quelqu’un partage avec vous quelque-chose de douloureux et profond, quelque-chose qui vous émeut et vous blesse, en vous laissant des marques que même le temps n’arrivera jamais à effacer.
Oui, je parle bien de cela. Je parle de quand il Signor Kapusta me raconta avoir perdu son écharpe. Pas n’importe quelle écharpe, non. Les écharpes synthétiques à mort, industrielles et de très basse qualité qu’il avait achetées en soldes, elles sont toutes bien rangées en sécurité dans le placard. L’écharpe, je dis bien cette écharpe-là. L’écharpe en pur cachemire en 3 mm que vous avez tricotée des jours et des nuits avec une tendinite inflammatoire finale de derrière les fagots pour être bien sures de la terminer en temps et en heure pour son retour de Moscou pour votre premier Noel. Celle que vous avez recommencée 4 ou 5 fois, car initialement vous vouliez faire des points fantaisie mais finalement vous vous êtes rendues à l’évidence que le jersey est ce qui valorise le mieux le cachemire. Celle que votre mère vous a surpris en train de tricoter à 3 heures du mat’ avec la gastro et la fièvre à 40° pendant les vacances en vous demandant: “Mais tu dois la terminer demain?”. Il l’a perdue. Il l’a P-E-R-D-U-E  mesdames et messieurs.

Bien, je ne m’étalerai pas plus longtemps que ça sur les inavouables envies d’étranglement/étouffement/empoisonnement dont je m’épris.
Je veux par contre m’attarder sur le fait que, puisque je semble tout simplement méchante, mais au fond (mais vraiment au fond hein) je ne le suis pas, j’ai décidé de lui en refaire une nouvelle. Pas tout à fait la même et pas avec le même fil, qui entre autre m’avait coûté une discrète fortune ; surtout que je n’avais absolument pas envie de revoir les demoiselles Prétentieuses de la boutique de laine de Côme ou je l’avais acheté. Mais étant donné que il Signor Kapusta s’est justifié en me disant : “Je n’utilisais que celle-là parce qu’aucune autre était aussi chaude” (ah bon? je ne vois pas DU TOUT de quoi tu parles…), j’ai décidé de chercher à nouveaux un fil de pur cachemire.
La première fois j’avais utilisé le cachemire de Cardiff, une laine d’excellente qualité quoique un chouilla antipathique à tricoter. Cette année, après étude de marché attentive, j’allais m’orienter vers le même, quand j’ai atterrit par pur hasard sur le site web de  Gomitoli’s.

J’ai tout de suite adhéré au concept. Derrière l’histoire rigolote racontée sur le site (dispo en italien ou en anglais, même pas peur!), se cache en réalité l’entreprise historique Filati Biagioli Modesto de Montale, à coté de Pistoia en Toscane, qui depuis 1919 produits des laines d’une qualité très haute et qui vante les mérites de plusieurs collaborations prestigieuses avec les maison de la Haute Couture les plus connues. Oulàlà! En outre Filati Biagioli Modesto compte dans son assortiment nombre de fils naturels composés uniquement de fibres nobles (cachemire, justement, soie, chameau, angora, alpaga, lin, merinos extrafin). Le seul point qui me donne la grimace est que les fibres “sont sélectionnées dans les régions d’origines”, comme indiqué sur le site. Or, malheureusement on sait très bien que la production de laine et fil à tricoter d’origine animale en général implique dans beaucoup de pays des pratiques cruelles et sanguinaires vis à vis des animaux, et c’est bien cela un thème envers lequel je suis de plus en plus sensible et sur lequel j’essaie de me renseigner. Pour le moment malheureusement je n’ai pas encore une culture suffisante pour savoir où et comment choisir des fils cruelty free, ni s’ils existent. Si quelques-unes parmi vous a des bonnes idées ou des bonnes adresses à partager, je vous invite chaleureusement à le faire dans les commentaires ou bien à me les envoyer par email !

Au sujet de Gomitoli’s vous pouvez lire d’intéressantes informations sur cet article de Repubblica (en italien) qui explique bien mieux que ce que moi, je pourrais faire, les stratégies de comm’ qui en font une marque très intéressante dont j’ai bien envie de suivre l’évolution dans les prochaines années.

Je signale qu’en plus en ce moment il est en cours une promo vraiment intéressante avec des remises de 50% sur pratiquement tout le site et que les produits sont envoyés partout partout dans le monde!

Bref, moralité j’ai commandé de belles pelotes de pur cachemire 4 brins de 175 m pour 50 gr à – ouvrez grand les oreilles… pardon les yeux – 9€45 la pelote. Le seul inconvénient est que j’ai reçu à la place des pelotes 4 brins que j’avais choisies, des pelotes à 6 brins (115 m pour 50 gr), mais bon, puisque je n’ai pas de projet avec des contraintes particulières et puisque le prix est le même, j’ai décidé de garder les pelotes et m’adapter en fonction du rendu (ah, je vais être obligée de tricoter en 4.5/5 mm au lieu qu’en 3.5 mm, c’est vraiment la cata, qu’en pensez-vous?).

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En suite, histoire de, je me suis dit que je devais bien me consoler pour le deuil de la précieuse écharpe perdue, je méritais moi aussi un petit cadeau, donc j’ai commandé des pelotes d’Angora mélangée avec polyamide (112 m pour 25 gr à 3€15).

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Les pelotes sont arrivées par coursier sous un délais d’environs 48 heures (envoi en Italie), l’emballage était particulièrement bien soigné et je dois dire que le packaging aussi n’est pas mal du tout !

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Milla et Asia approuvent !

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Ehm, oui mais pas trop non plus, c’est ma laine à moi !!! Bas les pattes !

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Est-ce que vous connaissiez déjà cette entreprise ? Aviez-vous déjà tricoté avec de la laine Gomitoli’s ?