Il prima e il dopo

Il prima e il dopo

Ici en français.

Andare,  non andare. Scrivere, non scrivere.
Arrivata a 30 anni, la vita mi ha insegnato brutalmente che esiste sempre un “prima” e un “dopo”. Anche se siamo troppo giovani o anche se lo sono i nostri padri. Qualche anno dopo, il 13 novembre 2015 ho imparato che esiste un “prima” e un “dopo” collettivo, non solo uno individuale.
“Dopo” faccio fatica a trovare le parole, “dopo” ci guardiamo tutti negli occhi e sappiamo cosa stiamo pensando, “dopo” abbiamo bisogno di stare vicini, insieme, anche se “prima” non ci conoscevamo. “Dopo” non ha bisogno di spiegazioni “dopo che cosa”.
Questo è un blog frivolo, un blog di cose da donzelle, e non ho intenzione che diventi altro. Per cui non mi lancerò in disquisizioni di carattere geopolitico o teologico.
Oggi sono andata al salone Créations et Savoir Faire. Ho esitato tanto prima di decidermi, perché era solo una settimana “dopo”. Sono andata con il cuore pesante e di sicuro tutti quelli che erano lì avevano lo stesso peso dentro.
Per questo volevo ringraziare tutti gli espositori,  quelli con cui mi sono fermata a parlare e quelli davanti ai quali sono solo passata davanti, senza avere il coraggio di presentarmi.
Grazie per averci dato l’illusione, la speranza, che anche se è “dopo”, ci può essere il “dopo”.

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6 pensieri su “Il prima e il dopo

  1. Il dopo ci sarà sempre per fortuna e dipende anche da noi. Immagino il clima che si vive dalle tue parti, ma ormai sta diventando un po’ dappertutto così, ma la paura non deve averla franca e si “deve” vivere la vita malgrado tutto.

    E poi credo non esistano blog frivoli o blog seriosi, esistono blog, qualsiasi sia il modo che si usa per comunicare, che poi credo sia l’obiettivo principale.

    Vedi me per esempio, non m’intendo certo di maglia e quant’altro che abbia a che fare con sferruzzamenti, eppure sono ugualmente qui. 🙂

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    1. E’ vero, la paura non deve averla franca, non so bene che clima si respiri in Italia, ma ti assicuro che qui la gente è attanagliata dall’angoscia: lo si legge in faccia, e lo si vede dalle diserzioni in palestra, a corso di lingua, al salone…
      Io spero che si possa tornare presto alla normalità, ma ti assicuro che questo è stato un durissimo colpo. Io al Carillon mi ci sono già seduta almeno un paio di volte, sono già stata a pranzo al Petit Cambodge e ho passato bellissime serate scatenate al Bataclan. Questo solo per dire che ognuno di noi purtroppo si è sentito toccato, ha pensato per un attimo che potrebbe essere stato lui, lì, quella sera. E che la prossima volta potrebbe essere il cinema sotto casa o il bar in fondo alla strada che va tanto di moda.
      Grazie di essere qui nonostante le frivolezze e gli sferruzzamenti :*
      Quello che volevo dire è che di sicuro nella vita reale potrei parlare in molti modi diversi si quello che è successo, ma quin ho preferito dire molto sintticamente quello che sento, per preservare appunto quel “dopo”. Per quanto possibile.

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  2. Oh mannaggia, dopo succede anche che le settimane passino in fretta e così siamo arrivati già a venerdì. Tra uno sferrazzamento e l’altro, c’è pronta una sciarpetta di lana calda e avvolgente per questo fine settimana fleddo fleddo? Magari trovandomi là in zona… 🙂

    E allora, Buon WE!

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